I CINQUE STELLE E LA POLITICA DELLE ALLEANZE intervista con Luca Praitano

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In esclusiva per i nostri lettori, uno stralcio dell’intervista con Luca Praitano (consigliere M5S al Comune di Campobasso) pubblicata sul numero de Il Bene Comune di ottobre

a cura di Paolo Di Lella

Cerchiamo di fare il punto sulla fase. Lei è uno di quelli più aperti per quanto concerne la questione delle alleanze. Dopo la scoppola che avete preso di recente (scorse amministrative) qualche malumore nel Movimento è iniziato a circolare…
Questo ragionamento si ripete ad ogni tornata elettorale. Benché ci siano delle reticenze all’interno, tra gli attivisti in particolare, perché a volte si cade un po’ nel narcisismo, come a dire che noi siamo i migliori. Per questa ragione molti ritengono che quel principio secondo cui il Movimento non debba fare alleanze è un principio che non si può derogare. Secondo me invece, l’esperienza degli ultimi anni avrebbe dovuto insegnare che il movimento ha le sue regole, che vanno rispettate, ma pure delle criticità all’interno, che magari non tutti quanti sono disposti a tollerare. Noi che ne facciamo parte sappiamo che non tutto è perfetto; puntiamo a migliorare ciò che non funziona, ma al contempo siamo disposti a tollerare ciò che non funziona. Poi, invece, c’è qualcuno che la pensa come noi rispetto ai principi e che però non è disposto a lavorare per migliorare il Movimento dall’interno. È un po’ il principio che vige nelle coalizioni, del resto. Per esempio, la coalizione di centrosinistra (è un discorso teorico, affatto riferito alla situazione concreta) è fatta da diverse anime che condividono un determinato modello di società, però magari con sfumature diverse. Questo secondo me è possibile realizzarlo anche nel Movimento con liste civiche, che però rispettino i requisiti previsti dal Movimento, tipo il limite di due mandati elettorali, l’essere incensurati, etc… Questi sono i principi cardine che a mio avviso dovrebbero prevalere all’interno di una coalizione di cui il Movimento 5 Stelle facesse parte.
Io prescinderei dalla lista unica e farei più liste, 2 o 3. Ci sono, per esempio, quei comitati, quelle associazioni che portano avanti i temi che una volta venivano assorbiti e rappresentati dalle liste di centrosinistra, ma che ora non trovano più rappresentanza. E per questo motivo il Movimento 5 Stelle si propone di sostituire il centrosinistra, come anche il centrodestra. In questo senso bisogna intendere la questione del superamento delle ideologie, che non vuol dire affatto strizzare l’occhio a destra, come spesso sento dire, quanto piuttosto non bloccarsi su totem ideologici che a volte non ti consentono di affrontare i problemi con la giusta determinazione e con una veduta più ampia. Non significa, lo ribadisco, avere due piedi in una scarpa, ma semplicemente essere liberi di scegliere cosa è meglio, nel momento che lo richiede.

Ma nel Movimento c’è stato un dibattito su questo?
A livello locale il dibattito non è mai partito. Quando io ho fatto queste esternazioni, anche pubblicamente, sui social, nel tentativo di accendere il dibattito o quantomeno di sondare il terreno per capire che tipo di fermento potesse scaturire sull’idea, ebbene ho potuto riscontrare che i più restii al cambiamento sono proprio quelli del Movimento. Dunque, devo ammettere che rispetto a questo tema mi sento io estraneo al Movimento. Fermo restando che – e questa è la cosa che mi dispiace di più – il Movimento, quello che è nato dalla Carta di Firenze, aveva tutt’altro spirito. È dal 2009 in poi, quando molte delle linee politiche del Movimento sono state determinate e poi calate dall’alto attraverso l’esperienza parlamentare, che alcuni ragionamenti non sono stati affrontati in maniera determinata, come se non ci fosse mai tempo per ragionare di queste cose. Non c’è una piattaforma di discussione ampia, dove magari quelli della Lombardia si confrontano con quelli del Molise; la sintesi la fanno sempre quelli dei gruppi parlamentari che rappresentano diversi territori in Italia ma che, secondo me, non sono tutti addentro alle peculiarità delle elezioni di livello inferiore, cosa che imporrebbe un altro livello di discussione che non ho capito se non si accende perché non c’è la volontà di ragionare in questi termini, oppure se la decisione è già stata presa. Non vorrei che sulla questione vi sia il veto di Grillo e Casaleggio, insomma dei vertici, impropriamente detti, perché da noi teoricamente non dovrebbero esserci piramidi. Sta di fatto che su certi temi l’assenza di dibattito configura un verticismo di fatto, perché anche se tu non imponi le tue idee direttamente, il fatto stesso che non mi consenti di discuterne equivale ad una imposizione. È quello che è successo in Sicilia con l’esperienza di Cancelleri.
Diciamo che uno deve anche desumere da quella che è l’idea nazionale sull’argomento; io so che in un lontanissimo passato, quando il movimento raccoglieva il 2%, esperimenti simili sono avvenuti eccome. Dopo, però, l’esperienza ha portato in qualche modo ad allontanarsi da questa idea perché purtroppo, succede spesso che uno dopo essere stato eletto con te cambi casacca. Certo è un rischio che c’è anche all’interno del Movimento, ma è più facile accettare uno che si è candidato con te e alla fine ti tradisce, piuttosto che uno che aveva già in serbo il tradimento e che quindi ti ha utilizzato per il suo disegno meschino. Insomma, questo è il timore che ha ingessato il Movimento in tantissime situazioni. È un timore legittimo che sarebbe ingenuo ignorare; però è anche vero che a volte bisognerebbe osare di più, naturalmente sempre con l’obiettivo che è quello del Movimento, cioè di fare gli interessi dei cittadini attraverso una formazione politica che sia coalizione o singola lista, che voglia raggiungere obiettivi che purtroppo fino ad oggi sono stati impossibili da raggiungere perché chi ha vinto è sempre stato espressione di pochi. Certo, non in tutte le situazioni, io credo che esistano anche nei comuni molisani come in quelli nazionali espressioni del volere popolare e non credo che solo il Movimento riesca a rappresentare adeguatamente il volere dei cittadini, però è pur vero che più sale il livello di rappresentanza e più si rischia l’autoreferenzialità, la dimostrazione è il dibattito attuale sulla legge elettorale regionale: si sta tentando per l’ennesima volta di confezionare un pacchetto per i molisani, in maniera tale che si mantenga lo status quo; non è che dopo 11 anni di Iorio abbiamo visto con Frattura un grosso cambiamento; sulle cose più importanti c’è stato soltanto uno squallido spoil system volto a cambiare le figure, però per il tipo di politica adottata io questa differenza non la vedo, se non nel fatto che prima c’erano più soldi da spendere e adesso ce ne sono di meno, quindi ovviamente anche i risultati sono meno gradevoli.

Paolo Di Lella39 Posts

Nato a Campobasso nel 1982. Ha studiato filosofia presso l'Università Cattolica di Milano. Appena tornato in Molise ha fondato, insieme ad altri collaboratori, il blog “Tratturi – Molise in movimento” con l'obiettivo di elaborare un’analisi complessiva dei vari problemi del Molise e di diffondere una maggiore consapevolezza delle loro connessioni. Dal 2015 è componente del Comitato scientifico di Glocale – Rivista molisana di storia e scienze sociali (rivista scientifica di 1a fascia), oltre che della segreteria di redazione. Dal 2013 è caporedattore de Il Bene Comune e coordinatore della redazione di IBC – Edizioni. È autore del volume “Sanità molisana. Caccia al tesoro pubblico”. È giornalista pubblicista dal 2014

1 Comment

  • Carmine Reply

    16 ottobre 2017 at 19:07

    Ovviamente, legittima l’opinione di Luca Praitano che non condivido. Le liste civiche o quant’altro possono confluire liberamente nel movimento 5 stelle rispettandone le regole. Di quali alleanze si deve parlare? Se alleanze ci dovrebbero essere dovrebbero riguardare le idee, programmi o parte di essi anche se partorite dalla vecchia politica o da criminali , IDEE E PROGRAMMI per il bene comune e sempre condivise democraticamente. Esempio pratico , alcune idee e proposte dalla lega molti grillini e anche attivisti le condividono sicuramente , ma nessuno si sognerebbe di fare alleanze con Salvini, quindi gli elettori della stessa lega , semplicemente, dovrebbero stare dalla parte più affidabile e coerente, pare che il M5S in questi ultimi 5 anni abbia fornito a tutti i cittadini ampie e documentate prove, comportamenti simili avrebbero almeno 2 vantaggi , 1) Una elevata probabilità di attuare tali programmi condivisi. 2) Un popolo sempre più coeso. Il concetto è semplice , io ho una buona idea ma se in 40 anni ho dimostrato a tutti la mia inaffidabilità per quale motivo il M5S dovrebbe allearsi con me? Morale, se chi in questi 40 anni mi ha seguito e vuole continuarlo a fare , sia chiaro rimanga pure con gli inaffidabili, ma non ha niente a che vedere, o cercare alleanze, con il M5S.

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