La posta in gioco di Riace

Editoriale del numero di Novembre 2018

di Antonio Ruggieri


Quello che rabbuia l’orizzonte complicato di chi vive nel pezzo di mondo che abbiamo imparato a chiamare Occidente è la mancanza dell’idea di futuro, come argomenta Marc Augé nel suo ultimo libro pubblicato in Italia da Bollati Boringhieri; siamo assediati da un presente pervasivo e totalizzante che occupa ogni interstizio della nostra vita, che ha colonizzato la prospettiva, utilizzando mezzi di comunicazione sempre più personal, bio/psico/tecnologie, tramiti e contenuti di una vita parcellizzata e multitasking.
Le grandi narrazioni sono avvizzite insieme ai mondi nuovi che avrebbero dovuto costruire; ci avvoltoliamo sbigottiti nella cronaca planetaria che ci atterrisce con accadimenti comunque fuori dalla nostra capacità di controllo e d’influenza, alimentando un’inquietudine sottile che col tempo s’è fatta paura, sospetto e diffidenza nei confronti degli altri.
È questo il brodo di coltura nel quale affonda le mani Salvini, per pescare “la peggio gioventù”, quella che ha studiato poco e male, che odia i pensieri complessi e i discorsi articolati, che ragiona per slogan urlati in gruppo e all’unisono, che ammicca alla parola (una sola), stampata in cubitale sulla felpa monocroma del capo.
Questa dinamica cannibale, egoistica e allopatica, col supporto subdolo di un’informazione prodotta da spin docrtors spregiudicati che arriva, disintermediata, come una martellata sui profili facebook dell’utente inconsapevole, si nutre di nemici; passa alla carcassa successiva quando non ha ancora finito di spolpare la precedente e così, di carcassa in carcassa, nel tritacarne del nostro ineffabile Ministro dell’interno è finito Domenico Lucano, sindaco di Riace, che nel 2010, dalla Cities Mayors Foundation che ogni due anni stila una graduatoria dei migliori sindaci del mondo fu collocato al terzo posto; che nello stesso anno, sulla rivista americana Fortune fu messo quarantesimo nell’elenco delle persone più influenti del pianeta, in compagnia di Obama e di papa Bergoglio; che ancora nel 2010 partecipò con un’intervista di corredo alla fine del cortometraggio “Il volo” di Wim Wenders, con Luca Zingaretti e Ben Gazzarra doppiato da Giancarlo Giannini; che nel 2017 è stato “interpretato” da Beppe Fiorello nella miniserie “Tutto il mondo è paese” prodotta da Rai Fiction ma che ancora non riesce ad andare in onda per l’indecorosa opposizione della Destra salviniana.
Quando Lucano divenne sindaco per la prima volta nel 2004, Riace era spopolata; i giovani, i pochi che non erano emigrati, avevano abbandonato il borgo storico che dista qualche chilometro dal mare e si erano trasferiti sul litorale per aprire pizzerie, ristoranti, supermercati e sale da ballo, aperte solo per la stagione balneare.
Lucano allora, con il conforto e l’esempio di Monsignor Bregantini che già da un decennio era Vescovo dell’Arcidiocesi di Locri-Gerace, pensò di rigenerare Riace alta, cominciando dalla sua comunità superstite e insenilita, dando vita a un modello che dovremmo avere in grande considerazione soprattutto nel nostro Molise, dove dei suoi 136 comuni solo 11 hanno più di 5.000 abitanti e oltre la metà ormai ne hanno meno di mille.
Accolse migranti che prima recuperarono e poi si sistemarono nelle case lasciate vuote dagli emigrati che con entusiasmo le misero a disposizione dell’ambizioso progetto della loro Amministrazione d’origine, disseminò il piccolo borgo di botteghe artigiane che con gradualità ricostruirono un minuscolo ma funzionale tessuto produttivo per quella comunità che rinasceva rigenerandosi; favorì l’apertura di un ristorante dove si cucinavano piatti curdo/afgani/serbo/calabresi, insaporiti fino allo spasimo col piccantissimo peperoncino locale; realizzò un albergo diffuso recuperando le case abbandonate per dare alloggio a persone che da tutta Europa andavano nel piccolo comune calabrese per toccare con mano il laboratorio multiculturale che alludeva a un rinnovato umanesimo, dando vita a un “turismo dell’accoglienza” che è stato addirittura codificato tecnicamente e che ha prodotto notevoli benefici per la piccola economia locale.
Si è salvato il negozio di generi alimentari che stava chiudendo, si è salvata la scuola con le iscrizioni dei bambini immigrati; si è aperto un frantoio, si è organizzato il servizio di raccolta differenziata dei rifiuti con un’asina di nome Bella.
Riace inoltre, ha sperimentato forme innovative di moneta locale che hanno consentito la sopravvivenza di quello che negli anni (era il 1998 quando sbarcò la prima nave con duecento curdi) ha saputo diventare un modello d’accoglienza e d’integrazione apprezzato in tutto il mondo, ha aderito alla Rete dei Comuni Solidali e ospita una sezione del Film Festival di Torino dedicata alla migrazione.
Nel progetto d’accoglienza, oltretutto, hanno trovato nuova occupazione ottanta giovani del luogo che così non sono stati costretti ad emigrare.
La popolazione attualmente conta 1.800 abitanti, dei quali 450 migranti.
Insomma un miracolo frutto di enormi sacrifici, di visione politica e amministrativa, ma soprattutto del nuovo umanesimo che fa la sostanziale differenza culturale, prima che politica, con questa nuova destra italiana rappresentata dal Ministro dell’Interno guascone che imperversa.
Riguardo alla vicenda giudiziaria che attualmente vieta la dimora a Mimmo Lucano nella sua Riace, chiudo con due semplici ma devastanti domande formulate all’opinione pubblica di questo Paese allo stremo dal padre comboniano Alex Zanotelli, che per solidarietà con Mimmo Lucano quest’estate ha organizzato nel piccolo comune calabrese un campo di lavoro con i suoi ragazzi.
La prima: com’è possibile che la Procura di Locri metta agli arresti domiciliari un uomo che non si è messo un soldo in tasca, mentre tanti che hanno lucrato sulla pelle dei migranti, dormono sonni tranquilli? La seconda: com’è possibile che la Procura di Locri si accanisca contro un sindaco anti-‘ndrangheta, mentre i potenti boss trionfano nella Locride?
Se come comunità nazionale riuscissimo a rispondere decorosamente, saremmo sulla strada per diventare un Paese migliore.

Antonio Ruggieri63 Posts

Nato a Ferrazzano (CB) nel 1954. E’ giornalista professionista. Ha collaborato con la rete RAI del Molise. Ha coordinato la riedizione di “Viaggio in Molise” di Francesco Jovine, firmando la post—fazione dell’opera. Ha organizzato e diretto D.I.N.A. (digital is not analog), un festival internazionale dell’attivismo informatico che ha coinvolto le esperienze più interessanti dell’attivismo informatico internazionale (2002). Nel 2004, ha ideato e diretto un progetto che ha portato alla realizzazione della prima “radio on line” d’istituto; il progetto si è aggiudicato il primo premio del prestigioso concorso “centoscuole” indetto dalla Fondazione San Paolo di Torino. Ha ideato e diretto quattro edizioni dello SMOC (salone molisano della comunicazione), dal 2007 al 2011. Dal 2005 al 2009 ha diretto il quotidiano telematico Megachip.info fondato da Giulietto Chiesa. E’ stato Direttore responsabile di Cometa, trimestrale di critica della comunicazione (2009—2010). E’ Direttore responsabile del mensile culturale “il Bene Comune”, senza soluzione di continuità, dall’esordio della rivista (ottobre 2001) fino ad oggi. BIBLIOGRAFIA Il Male rosa, libro d’arte in serigrafia, (1980); Cafoni e galantuomini nel Molise fra brigantaggio e questione meridionale, edizioni Il Rinoceronte (1984); Molise contro Molise, Nocera editore (1997); I giovani e il capardozio, Nocera editore (2001).

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