Larino. Alla “Scuola del gusto” si è parlato degli aspetti psicologici legati all’alimentazione

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di Anna Maria Di Pietro

Ieri pomeriggio, presso l’Istituto Agrario, la seconda lezione del progetto “MoliSanum” è stata incentrata sullo stretto legame tra cibo ed emozioni. Lucia Vitiello, Psicologa dell’età evolutiva e Psicoterapeuta familiare, ha ricordato l’iniziativa “Scuola con Gusto”, che, presso l’asilo di Ripabottoni, coadiuvata da un’assistente sociale, l’ha portata a coinvolgere i piccoli alunni nella preparazione di alcuni piatti, soprattutto a base di verdure, dando loro la possibilità di avere un rapporto diretto con gli alimenti meno amati e ottenendo come risultato un atteggiamento diverso, meno diffidente, nei confronti di quei cibi.

Questo per dire che l’alimentazione è strettamente legata e condizionata dalla psiche e il rapporto uomo-cibo si costruisce già durante l’età neonatale. Infatti, durante l’allattamento, attraverso il latte materno, oltre al nutrimento, vengono filtrate anche le emozioni, che influenzeranno, successivamente, il rapporto madre-bambino. In seguito, riallacciandosi alle immagini del film “Un tocco di zenzero”, ha parlato dei comfort food, tutti quei cibi che ci appagano e ci confortano in situazioni di fragilità, perché legati a ricordi piacevoli. “Spesso si mangia per semplice spinta emotiva, -ha detto la docente- stimolati da un’emozione positiva o negativa.

Questo atteggiamento, che è normale se si verifica sporadicamente, deve, invece, preoccupare quando viene ripetuto in un arco di tempo prolungato. In realtà, non è il cibo che consola, ma l’attribuzione psicologica del significato soggettivo.” Passando all’illustrazione degli emotional eating, ha spiegato che, spesso, il cibo viene utilizzato per compensare un’emozione negativa e sentirsi meglio. Dunque, non si tratta di fame reale, ma di fame emotiva. In questo caso, però, si peggiora la situazione, perché alla frustrazione iniziale, che spinge a mangiare, si unisce il senso di colpa. Alcune ricerche, infatti, hanno stabilito che la maggior parte delle persone obese mangia per controllare le emozioni negative.

Il pericolo è quello di entrare in un circolo vizioso, con gravi danni per la salute fisica. Tra le varie strategie suggerite c’è quella di fermarsi, riflettere, prima di assumere cibo, per capire se lo si fa spinti da un qualche stimolo emotivo. Riconoscere l’emozione che fa da impulso è fondamentale, perché permette di concentrarsi su altro. Un consiglio utile è quello di tenere un diario dove annotare i cibi assunti e le emozioni che spingono a mangiarli.

Un altro fondamentale step è quello di sospendere il giudizio su se stessi: giudicarsi troppo innesca sensi di colpa che portano solo a peggiorare la situazione. Bisogna godersi il cibo, masticando lentamente, sentendone il sapore e osservando i colori di ciò che abbiamo nel piatto. Dunque, bisogna mangiare in modo consapevole, sapendo che il fattore psicologico può fortemente condizionare la nostra dieta e il nostro stile di vita.

Anna Maria Di Pietro43 Posts

Nata a Roma (Rm) nel 1973, studi classici, appassionata lettrice e book infuencer, si occupa di recensioni di libri e di interviste agli autori, soprattutto emergenti.

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