“Propaganda” di sinistra

Foto Damiano Guberti / LaPresseRoma. Studios De Paolis. Photocall della trasmissione " Propaganda ",LA7.in foto:  Diego Bianchi

di Antonio Ruggieri

In Italia, s’è aperta una voragine nella quale sono caduti milioni di cittadini che per formazione, cultura e sensibilità sono di sinistra, ma che non trovano rappresentanza politica e istituzionale nell’offerta politica corrente. Mano a mano, per reiterati tentativi andati a vuoto, si è progressivamente dissipato un patrimonio civile, democratico, riferimento della modernità del nostro Paese e alla Costituzione che l’ha inaugurata davvero.

Questo paesaggio affollato e contraddittorio che attraversa il periodo più incerto e pernicioso della nostra condizione, con densità e leggerezza, si racconta ogni venerdì dopo il telegiornale, su la 7, a cura di Diego Bianchi, in arte Zoro, con un nutrito e competente gruppo di collaboratori. La trasmissione dura tre ore più o meno e contiene una serie di generi televisivi citati e rivoluzionati nello stesso tempo: dal varietà al talk show, all’approfondimento giornalistico che funziona da impalcatura e riferimento continuo del programma.

Si parte con Marco Damilano, ottimo direttore dell’Espresso, che nel suo “spiegone” d’apertura commenta i fatti della settimana, con un linguaggio e un ritmo di grande tenuta. La trama del programma è continuamente e sapientemente contrappuntata da un’orchestra composta da validi musicisti che esegue stacchi a ripetizione di punteggiatura del programma e che ogni settimana ospita un solista di grande fama.
Compagno sodale di Zoro è Makkox, Marco Dambrosio, disegnatore di grande talento, che in diretta, su un grande schermo posizionato sul fondo del palco, critica, alleggerisce, spiazza, quello che viene presentato al pubblico presente in sala.

Elemento cardine e rivoluzionario del programma è il riferimento alla rete e in particolare ai social network; Makkox e Zoro, con divertito disincanto, ancora sul grande schermo di fondo, presentano messaggi pubblicati su internet dai nostri governanti, con una serie di commenti di comuni cittadini (di solito giovani) improntati alla satira e all’irriverenza, rilanciati e rafforzati dalle chiose e dalle battute di studio.

È un meccanismo classico, quello della spoliazione pubblica del re, reso però più efficace e realistico dalla partecipazione effettiva, creativa, del pubblico on line. Ogni settimana, a Propaganda, sono chiamati ospiti attori, giornalisti, scrittori, registi e addirittura scienziati i quali, nel corso delle interviste sapientemente condotte da Bianchi, ci restituiscono il senso contraddittorio, impreciso e incerto della nostra condizione contemporanea, dal punto di vista politico, sociale, economico ed esistenziale.

D’alleggerimento funzionano le incursioni canore di Memo Remigi, partecipe autoironicamente di un carrozzone variegato e improvvisato che conferisce verità e semplicità al programma, e quelle situazioniste e surreali di Mirko Matteucci, che con Leonardo Parata sfida regole e comportamenti con sfrontatezza e leggiadrìa, in contiguità paradossale con fatti più o meno rilevanti dell’attualità settimanale e auspicando in epilogo la “pace interiore” per tutti. Sezione cardine del programma, quella in cui Zoro si sente davvero a casa, sono i reportage che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico.

Accompagnato da Pierfrancesco Citriniti, il conduttore di Propaganda scandaglia quello che accade nel mondo, ovunque accada, e vi si reca con una cassetta degli attrezzi scarna, essenziale; che conferisce al risultato un carattere particolare di artigianalità sapiente. Le riprese sono a sua cura, realizzate con una minuscola telecamera palmare, con lui in primissimo piano, a ridisegnare la grammatica dell’intervista audiovisiva, centrata sull’intervistatore piuttosto che sull’intervistato; in primissimo piano egli domanda e argomenta, oppure commenta con una battuta, un’occhiata o un’espressione che arriva altrettanto forte della dichiarazione dell’interlocutore, in soggezione nell’inquadratura.

Non mancano poi servizi filmati di eccezionale qualità giornalistica come quello realizzato a Tripoli da Francesca Mannocchi, pubblicato anche sull’Espresso con le foto di Alessio Romenzi, oltre a quelli di scaletta di Gipi, Gian Alfonso Pacinotti, ogni volta straniati di un differente straniamento.
Ad arricchire ed articolare il commento giornalistico in studio, presenti in sala, contribuiscono Paolo Celata de la 7, Francesca Schianchi de la Stampa e la giornalista tedesca Constanze Reuscher, corrispondente in Italia per Die Welt.

Propaganda è assai più di una trasmissione televisiva; è una ricognizione di persone, di storie, di avvenimenti, di libri, d’immagini, di memorie e di sensibilità, per imbastire il tracciato di una Resistenza, figlia di quella che ci ha liberato dal nazifascismo nel secolo scorso, ma nuova del tutto.
Una Resistenza globale, contro la finanza anonima e rapace che ci affama e la politica imbelle che la serve diligentemente; contro una destra smandrappata che investe sulla paura senza progetto e senza umanità, che ci trascina verso lo sprofondo dell’odio sociale usato come strumento di proselitismo becero.
Propaganda è un tentativo incoerente, contraddittorio, disorientato, di ridare senso storico e strategico alla Sinistra restando umani, come ci ha consigliato di fare Vittorio Arrigoni prima di lasciarci; a una Sinistra che va da Aboubakar Soumahoro a Mimmo Lucano e Ascanio Celstini, fino a Gino Strada e Alex Zanotelli.
Una Sinistra che prima di essere una proposta politica, un partito addirittura, è una cultura, una visione del mondo e della vita e che sta cercando di costruirsi una casa fra mille difficoltà.

Antonio Ruggieri62 Posts

Nato a Ferrazzano (CB) nel 1954. E’ giornalista professionista. Ha collaborato con la rete RAI del Molise. Ha coordinato la riedizione di “Viaggio in Molise” di Francesco Jovine, firmando la post—fazione dell’opera. Ha organizzato e diretto D.I.N.A. (digital is not analog), un festival internazionale dell’attivismo informatico che ha coinvolto le esperienze più interessanti dell’attivismo informatico internazionale (2002). Nel 2004, ha ideato e diretto un progetto che ha portato alla realizzazione della prima “radio on line” d’istituto; il progetto si è aggiudicato il primo premio del prestigioso concorso “centoscuole” indetto dalla Fondazione San Paolo di Torino. Ha ideato e diretto quattro edizioni dello SMOC (salone molisano della comunicazione), dal 2007 al 2011. Dal 2005 al 2009 ha diretto il quotidiano telematico Megachip.info fondato da Giulietto Chiesa. E’ stato Direttore responsabile di Cometa, trimestrale di critica della comunicazione (2009—2010). E’ Direttore responsabile del mensile culturale “il Bene Comune”, senza soluzione di continuità, dall’esordio della rivista (ottobre 2001) fino ad oggi. BIBLIOGRAFIA Il Male rosa, libro d’arte in serigrafia, (1980); Cafoni e galantuomini nel Molise fra brigantaggio e questione meridionale, edizioni Il Rinoceronte (1984); Molise contro Molise, Nocera editore (1997); I giovani e il capardozio, Nocera editore (2001).

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