Impariamo dai cani

di William Mussini

Un paese civile e sano lo si riconosce anche da quanta attenzione esso presta nei riguardi delle problematiche legate al randagismo e alla convivenza con gli animali in generale. Viaggiando spesso ho potuto constatare che, solitamente, nei luoghi dove sono presenti cani e gatti randagi in cattivo stato, timorosi e diffidenti, il decoro urbano come l’accoglienza dei residenti sono spesso elementi molto deludenti. Una cittadinanza indifferente nei confronti degli animali in strada non può essere accogliente nei confronti di visitatori e turisti. Maggiore è il degrado sociale, maggiore è, di conseguenza, il numero di animali domestici in stato di abbandono.

In Italia, numerosi volontari, gruppi e associazioni animaliste, si battono ogni giorno per proteggere ed accudire gli animali e sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema del randagismo, facendo fronte a numerosi impedimenti, spesso generati da una pubblica amministrazione poco attenta, indolente o addirittura assente.

Per sopperire alle mancanze di politici e direttori sanitari disattenti, svogliati e poco inclini ad incentivare il bene comune, ognuno di noi, compiendo piccole azioni di impegno civile, può offrire il proprio contributo per la risoluzione del problema abbandono. Adottare un animale presso il canile comunale o privato che sia, ad esempio, significa offrire una seconda possibilità ad un’anima smarrita e sola, nonché offrire a se stessi una opportunità di crescita, condivisione di affetti, sostegno all’intera collettività.

Molti di voi lettori sicuramente sapranno già cosa voglia dire possedere un animale raccolto in strada o preso in canile e quanto amore incondizionato esso possa donare. Per molti apparirò forse banale nel raccontare la recente e duratura convivenza con i miei tre cani adottati, da poco scomparsi, ma offrirò comunque con umiltà e riconoscenza, il mio piccolo contributo nella speranza di suscitare curiosità anche in chi non ha mai avuto esperienze del genere.

I miei tre cani, il papà Rudy, la mamma Luna e il figlio Coffy hanno condiviso con me, amici e parenti, 14
anni di vita ricchi di piccole e grandi emozioni, con scodinzolamenti quotidiani, baruffe, scambio reciproco
di affettuose attenzioni. I miei cani hanno condiviso momenti di gioia come anche di dolore, mi sono stati accanto anche quando la vita non è stata riconoscente né generosa.

Rudy, piccolo leggero e snello, riusciva a mettermi di buon umore con le sue corse folli, nei momenti di gioco e spensieratezza pomeridiana. Il suo carattere dominante lo fece scontrare spesso con il figlio Coffy, ben più pesante di lui. Mentre i due litigavano, Luna, la mamma più docile e timida che si possa immaginare, osservava le loro sfide con flemmatico distacco. Lei possedeva in sé la saggezza e la mitezza del femminino universale, evitava gli estranei, ed a fiuto, sceglieva a chi scodinzolare, concedere sorrisi e mostrare il ventre.

Il mio giardino si trasformò, per un certo periodo, in un’arena con due contendenti instancabili. Dopo un ultimo bisticcio fra padre e figlio, mi vidi costretto a separarli con una rete e permettere loro una convivenza a distanza. Nonostante l’istintiva rivalità, col tempo si riappacificarono e passarono insieme gli ultimi anni di vita. I vicini di casa passavano spesso a salutare i tre meticci color caramello, molti di loro erano affezionati e si fidavano del loro abbaiare. Nel parco condominiale composto da tre ville con più appartamenti “non passava lo straniero”! I miei cani allertavano me ed il vicinato ogni qual volta un’auto sconosciuta passava in prossimità delle abitazioni.

Ricordo quella volta che al cancello, un rappresentante di allarmi per appartamenti, cercò inutilmente di illustrami le caratteristiche del prodotto, l’abbaiare dei miei cani non gli consentì di continuare il suo lavoro. Si rese conto che, in effetti, l’ultima cosa di cui avevo bisogno era proprio un impianto d’allarme.

Coffy, il figlio dei due trovatelli, straordinariamente bello e fiero, fece innamorare anche chi, fra i miei amici e conoscenti, non mostrava molta dimestichezza con i cani; con il suo sguardo dolce ed i suoi affettuosi gesti d’accoglienza, solo dopo aver varcato la porta del cancello, riusciva a tranquillizzare anche chi ne aveva timore.

I miei cani avevano paura dei temporali, spesso quando nuvole nere si apprestavano a scaricare fulmini e scrosci violenti, tornavo da loro per metterli al riparo in casa. L’espressione di Coffy nel vedermi tornare per metterlo in salvo era indescrivibile; si leggeva dal suo sguardo riconoscenza, paura e sollievo, come in quello di un bambino che ritrova i genitori dopo essersi smarrito.

Spesso in questi anni, come fosse un presagio dei giorni tristi che avrei vissuto un domani, in loro assenza, sognavo o immaginavo di vederli in fila indiana camminare sul ciglio della strada, li vedevo mentre si giravano scodinzolanti verso di me, poi, con i loro occhi ed il loro sorriso, mi concedevano l’ultimo saluto prima di scomparire oltre la salita.

Dai miei cani ho imparato molto, li ringrazio per avermi mostrato l’essenzialità dei sentimenti, la riconoscenza, l’istintiva dignità nel trapasso. Spero abbiano perdonato le mie debolezze e le mie mancanze, in tutti quei momenti di distrazione in cui hanno cercato invano le mie carezze e la mia voce rassicurante. Ai miei tre amici cani ed a tutti gli animali che accompagnano da sempre il nostro cammino terreno, dedico queste parole.

I miei cani sono come eterni bambini smarriti. Sono lì che ti guardano mentre di spalle ti allontani. Ti cercano quando sei via, ti sorridono con la coda, si siedono in attesa di una carezza. Se la carezza non gliela fai, loro si leccano le labbra, si girano e guardano fieri verso l’idea migliore che hanno di te. Non ti giudicano, ti amano per ciò che sei. Non ti fanno sentire solo, ti aspettano pensierosi e quando ritorni da loro si schiudono come gigli al sole. I miei cani bambini, sanno solo amare e non ti danno niente di più di ciò che meriti. Loro andranno tutti a correre sui verdi pascoli, cani e bambini, insieme a tutti gli animali che sono puri di cuore, anime semplici, figli di un Dio amorevole, compassionevole e buono. Vorrei amare come loro, vorrei essere amato e dormire sereno anche nel vederli andar via da me, fieri, consapevoli. Vorrei possedere anche solo un briciolo della loro forza, così che potrei donare al mio amore, una cascata infinita di dolcezza.

William Mussini55 Posts

Creativo, autore, regista cinematografico e teatrale. Libertario responsabile e attivista del pensiero critico. Ha all'attivo un lungometraggio, numerosi cortometraggi premiati in festival Internazionali, diversi documentari inerenti problematiche storiche, sociali e di promozione culturale. Da sempre appassionato di filosofia, cinema e letteratura. Attualmente impegnato come regista nella società cinematografica e teatrale INCAS produzioni di Campobasso.

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