Il declino inesorabile del cinema contemporaneo

di William Mussini

Dai fratelli Auguste Marie Louis Nicolas Lumière che nel 1895 inventarono il cinematografo ai fratelli Vanzina che negli anni 80 del ‘900 inventarono i cinepanettoni, la produzione cinematografica mondiale ha disegnato parabole qualitative continue ed altalenati. Nell’arco di oltre cento anni, passando dal muto al sonoro, dal bianco e nero al colore, dalla pellicola in celluloide al segnale satellitare nelle sale, l’evoluzione o l’involuzione del cinema mondiale, ha compiuto un percorso di avanzamento tecnologico e di progressivo miglioramento estetico.

Se riconosciamo universalmente le migliorie tecniche che hanno consentito la realizzazione di capolavori sempre più esteticamente accattivanti come ad un esempio “2001 Odissea nello spazio” del 1968 di Stanley Kubrick, constatiamo allo stesso modo l’involuzione etica, valoriale e sentimentale delle storie raccontate nei film, a partire dagli anni 80/90 in poi. In Italia, siamo passati dai capolavori del neorealismo del secondo dopoguerra ai film commedia di puro intrattenimento leggero degli anni 90, fortemente condizionati dalle istanze di nuovi cineasti falsamente rivoluzionarie, maggiormente votate al conseguimento del successo e del profitto economico.

Autori e cineasti come De Sica, Lattuada, Rossellini, De Santis, Zavattini, Castellani, hanno lasciato il passo a registi sempre meno impegnati stilisticamente, fortemente condizionati dalle produzioni statunitensi e a corto di originalità, capacità visionarie, coraggio intellettuale.

Il cinema d’altronde è lo specchio della società! Le produzioni artistiche e cinematografiche partorite dagli anni 50 sino ai 70, raccontavano storie di degrado e riscatto, di povertà, di disagio esistenziale ed al contempo di speranza di cambiamento, di bisogno d’amore e condivisione. Erano quelli, gli anni della sperimentazione comunicativa, del pionierismo di genere e dell’uso smodato dell’aspetto onirico, visionario ed impegnato nel sociale. La maggior parte dei capolavori del cinema mondiale, secondo i due critici cinematografici statunitensi  Richard Corliss e Richard Schickel, sono stati realizzati tra il 1934 e il 1990.

Non a caso, nella lista dei primi 100 film che in assoluto hanno conseguito l’indiscusso apprezzamento da critica e pubblico, figurano solamente 14 pellicole realizzate dopo il 1990.

Come ebbi a dire al momento della presentazione del mio lungometraggio “La pace non è uno stato naturale” nel 2019: “Nel suo celebre saggio: Le cinéma,ou l’homme imaginaire, E. Morin afferma con radicale determinazione il legame strutturale tra cinema e immaginario, individuando nell’antropologia l’orizzonte di pertinenza di un  discorso sul cinema, il suo statuto e il suo spettatore. Morin non rileva soltanto “la realtà semi-immaginaria dell’uomo”, ma descrive il cinema come un meccanismo complesso che riattiva, in forme nuove, strutture e processi profondi della psiche, istituendo un rapporto con la stessa filogenesi  dell’umanità  e  in particolare con la dimensione della magia, potenzia un processo storico di modificazione delle strutture e del funzionamento sociale dell’immaginario. Il cinema non si somma soltanto all’immaginario esistente, lo aggredisce e lo stravolge,  ne  modifica le coordinate, lo proietta sulla socialità”. Ritengo che  la  caratteristica  fondamentale che il cinema possiede e che purtroppo sta perdendo inesorabilmente oggi, sia quella di essere uno strumento  preferenziale di arricchimento dell’immaginario collettivo e il mezzo di comunicazione primario poiché   racchiude  in  sé praticamente  tutti  i linguaggi  artistici.

Il cinema per me, oggi, come non mai, potrebbe ancora rappresentare una realistica occasione di affrancamento dell’arte dall’omologazione neo capitalistica per un agognato riscatto etico, in contrasto al dilagante  spappolamento delle coscienze parcellizzate e private di identità. Non mi riferisco certo al cinema del blockbuster che rappresenta spesso la decadenza del  contemporaneo, non scostandosi criticamente lungo percorsi di dissenso ma bensì, prostituendosi alle logiche del mercato, del profitto economico come solo ed  unico obiettivo.

Mi riferisco invece al quel cinema che denuncia, critica il sistema, che apre nuovi scenari di comprensione, che cerca il coinvolgimento dello spettatore con la forza e lo spessore dei contenuti e non soltanto con l’estetica accattivante o con la semplice, ammiccante vocazione all’intrattenimento d’evasione.

Il cinema  che  amo, vorrei  che  consentisse alle  nuove generazioni di allargare le proprie esperienze “reali” e le rendesse potenzialmente consapevoli dello scostamento fra “pre-idea” e “fatti concreti”. Siamo in un’epoca iper tecnologica ma spersonalizzante, dove input audiovisivi sempre più veloci, scalfiscono    metodicamente le giovani menti in fase di formazione, dove passione e sentimenti sono raccontati da pubblicità commerciali e la filosofia spicciola del “tutto subito”, spinge verso traguardi di ricchezze  materiali, verso il bengodi dell’ignoranza istituzionalizzata.

È un fatto che: finché il corpus di informazioni con cui  si  confrontano  attualmente i giovani rimane sempre uguale a se stesso, non sarà possibile includere novità del quotidiano, né far comprendere la natura del mondo attuale che è di gran lunga più complessa ed articolata rispetto all’insieme degli stereotipi divulgati indiscriminatamente dai media moderni. È mia convinzione che un nuovo cinema responsabile ed  evoluto, rappresenti un’occasione unica per poter dotare le nuove generazioni di capacità critica e di capacità di discernimento rispetto alle informazioni audiovisive esterne, che siano esse di  natura artistica di finzione o anche di natura documentaristica e di cronaca.

Aiuterebbe a sviluppare altresì la curiosità e la sensibilità rispetto a temi fondamentali di impegno etico, civile ed umano che sempre più sono eclissati da moderne illusioni materialistiche, fatte passare per irrinunciabili traguardi ma, di vana gloria.

William Mussini63 Posts

Creativo, autore, regista cinematografico e teatrale. Libertario responsabile e attivista del pensiero critico. Ha all'attivo un lungometraggio, numerosi cortometraggi premiati in festival Internazionali, diversi documentari inerenti problematiche storiche, sociali e di promozione culturale. Da sempre appassionato di filosofia, cinema e letteratura. Attualmente impegnato come regista nella società cinematografica e teatrale INCAS produzioni di Campobasso.

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