Reminiscenze di vite passate: vampiri e alchimisti

di William Mussini

Riceviamo e pubblichiamo da William Mussini 

Un mio amico rumeno, l’unico diretto discendente del famoso Principe Valacco Vlad IV, o Vlad l’impalatore, mi fece recapitare un brano estrapolato da una lettera scovata fra le carte tenute nascoste del suo defunto padre. Egli mi ricordò della fama terrificante di cui godeva il suo lontano avo vissuto nel 1400 e volle stupirmi regalandomi quello che era forse l’ultimo dei deliri di un vampiro transilvanico, la testimonianza autobiografica della febbre interiore degli Esseri bramosi di sangue, di quella atroce battaglia dei sensi che li rendeva creature malvagie e vittime allo stesso tempo.

Lo stralcio, riguardava forse l’iniziazione d’un giovane vampiro, la quantomai folle divagazione recitava così: “Guardati in giro mentre percorri le intricate viottole di paesi mediterranei. Osserva gli esemplari umani che si muovono tutt’intorno, osserva le loro mani lavorare, ascolta le loro voci ed ammaestra la tua recondita bramosia di sangue, sappi nascondere alla ragazza che ti avvicina ignara, la tua natura disperata di vampiro. Nelle notti senza luna, cammina rasentando i muri dei cimiteri, segui i passi oblunghi della tua ombra; noi vampiri abbiamo bisogno di ascoltarli di sera, quando sono chiusi in casa a parlare delle loro vite di umani, a noi giunge chiara e accattivante la loro voce, il loro odore, il loro calore. Agli angeli notturni delle gelide distese transilvaniche occorre che il vento porti ad ogni ora il canto dei lupi dalle alture. E ad ogni notte che s’avvicenda, noi ascoltiamo le voci della brezza, ma qui, fra le mura di pietra non s’ode alcun suono. Gli umani non possono capire quanto sia profondo e universale il canto dei lupi, delle creature immerse nelle tenebre della solitudine, nella foresta, dove ogni suono diventa tonfo, dove ogni fruscio diventa sibilo raggelante. E’ con i nostri occhi che osserviamo i movimenti furtivi di esseri strani alle nostre spalle, forse uomini fuggiti dalle loro civiltà, o forse entità malvagie trasformatesi in osceni umanoidi affamati di comprensione. Abbiamo tutti sete di sangue umano, e ci piace vedere i loro occhi chiudersi al tramonto delle idee solari, vorremmo i loro occhi per guardare il sole come capita a loro. Ricordati d’ungere il collo ad ogni notte, devi essere felice ad ogni nuova alba, durante l’ululato infinito del lupo, quand’esso accompagna il senso di profonda diversità che ci assale nell’osservarli dormire, prima dell’abbraccio..

I malati immaginari della nostra recente storia, dovrebbero istruirsi e leggere letteratura misterica, il macabro ed il grottesco guariscono ogni velleità di guarigione.

Fu in quegli anni che imparai ad essere avaro di spiegazioni, prodigo di verità, senza per questo risultare del tutto chiaro o del tutto oscuro nelle mie divagazioni filosofiche. Divenni maestro nel comunicare con il linguaggio degli alchimisti, maestro e burlone allo stesso tempo: “Voi parlate assai oscuramente e troppo. Ma io voglio indicare completamente la materia, senza tanti discorsi oscuri; io ve lo ordino, o figli della dottrina! Congelate l’argento vivo. Di più cose fatene due, tre, e di tre una. Una con tre è quattro. 4,3,2,1, da 4 a 3 vi è 1, da 3 a 4 vi è 1, dunque 1 e 1, 3 e 4.   Da 3 a 1 vi è 2, da 2 a 3 vi è 1, da 3 a 2 vi è 1, 2, 3 e 1, 2 di 2 e 1, 1. Da 1 a 2, 1, dunque 1. Vi ho detto tutto!” Avete letto un brano estrapolato dalla Turba Philosophorun! Ne gradite ancora? “Per estrarre l’anima dell’asino in venti giorni: prendi un asino o un’asina, battili fortemente affinché non venga più fuori alcuna feccia, poi prendi la metà d’un sapiente milite armato e mescola nella pila…”

Come si fa a capire che non c’è niente da capire? Interpretare forse? Leggete cosa scrisse Artefio ai suoi lettori: “Poveri stolti, sareste davvero così ingenui da illudervi che vi sveliamo, apertamente e chiaramente, il più grande e il più importante dei segreti? Davvero così ingenui da prendere le nostre parole alla lettera? In buona fede vi dico che chiunque pretenda di spiegare secondo il senso più comune e letterale ciò che gli altri filosofi hanno scritto, si troverà ben presto smarrito in un labirinto da cui non riuscirà mai più a liberarsi…”

Vi duole la mente? Allora vuol dire che qualcosa di profondo e sconosciuto sta tentando una via di fuga dalla vostra scatola cranica, la prigione dell’arcano. In quale polverosa cella tenete rinchiuso il mostro ancestrale della vostra intima natura? Animali pensanti, avete voi un’idea di quanto mistero e di quanta saggezza si celi nei meandri di carne e psiche? Quanto sangue raggrumato, quante gole lacerate, quanto dolore e quanti sussurri di verità negli occhi e negli orecchi di uomini folli?

Che sia d’obbligo il sacrificio sul rogo, purché sia preservata la ragione che ci ha cresciuto ermetici, che sia cosa dell’uomo la grettezza e l’ignoranza d’una qualunque ostinata fede, che sia umano peccare in virtù di propria fede? Credere in qualcosa di unico e Divino, è anche non credere in qualcosa di diverso. Chi mai potrà stabilire la certezza di un “Quanto” ed esecrare ciò che da esso è diverso? Un Dio? Quale Dio? Quello dei Cristiani? Quello dei Musulmani, dei Buddisti? Degli Induisti? Dei Taoisti? Quello dei Giudaici? Quello dei Corleonesi? Quale verità ascoltare, se fra gli uomini mediocri qualunque verità diventa l’unica verità?

Dovremmo tutti sforzarci di pensare a tutto cercando di non credere mai a niente. Facciamo letture oculate, ascoltiamo parole allegoriche affinché s’alimenti la fiamma del dubbio, lasciamo che dalle prigioni cerebrali scaturiscano paure ed incertezze, quando le avrete conosciute, le avrete sconfitte e liberate. Conosci te stesso! Annulla te stesso! Da buon alchimista elogiai Butor che disse: “E’ dunque vano indagare quale aspetto del simbolismo sia destinato a sviare. Tutto svia e rivela in pari tempo…”

La difficoltà di tacere al momento opportuno, ci ha reso ancor più virtuosi ed onesti, i segreti alchemici non saranno mai svelati in modo palese, ma verranno raccontati e discussi fra le righe di ricettari incomprensibili, questo per allontanare l’attenzione dei poco degni.

Questa non è superstizione, le metafore nascoste fra le righe sono il linguaggio preferito dei dotti, la loro finitezza si cela nei significati reconditi, sia pure estrapolati dal pathos di immagini e suoni,  frutti delle loro menti. Che tutti gli spiriti folli e dotti, si coalizzino per proteggere ed onorare le spoglie del geniale Voltaire, che tramandino ai posteri la grandezza della sua acutezza, che si spalanchino le porte ad un Neo Rinascimento.

William Mussini70 Posts

Creativo, autore, regista cinematografico e teatrale. Libertario responsabile e attivista del pensiero critico. Ha all'attivo un lungometraggio, numerosi cortometraggi premiati in festival Internazionali, diversi documentari inerenti problematiche storiche, sociali e di promozione culturale. Da sempre appassionato di filosofia, cinema e letteratura. Attualmente impegnato come regista nella società cinematografica e teatrale INCAS produzioni di Campobasso.

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