A volte l’architettura come ex-voto gigantesco

La chiesa rurale di S. Maria delle Fratte di S. Massimo viene costruita da un Cavaliere dell’Ordine di Malta per ringraziare la Madonna di avergli consentito l’attraversamento del Matese rimanendo incolume. Molte donazioni di fedeli sono state effettuate per il miglioramento degli edifici di culto al fine di ringraziare o di implorare la divinità lì venerata per la concessione di una grazia
di Francesco Manfredi Selvaggi
Tutti si portano a casa da Lourdes la bottiglietta la cui sagoma riproduce quella della Madonna Immacolata apparsa qui. In ogni, appunto, casa anche molisana, Lourdes è la principale meta di pellegrinaggio dei molisani, ve n’è una. È una specie di souvenir che testimonia l’avvenuto viaggio e questa non sarebbe una singolarità in quanto la maggioranza delle persone che si reca in visita a un santuario ritorna da lì con un “ricordino”, fosse un semplice “santino”. Ciò che distingue tale oggetto-ricordo che magari si regala ad amici e famigliari, e allora diventa “pensierino”, dagli altri è il contenuto della piccola bottiglia il quale è un decilitro di acqua miracolosa, quella sgorgante dalla grotta di Massabielle dove la Vergine Maria apparve a Bernadette Soubirous.
Non c’è nessun santuario, eccetto questo, che produce miracoli a distanza, un distacco in termini di spazio, le migliaia di chilometri che separano il Molise dai Pirenei, e di tempo, il prodigio si può verificare anche molto dopo il ritorno dal luogo sacro e ne può beneficiare tanto colui che è rientrato dallo stesso quanto chi ha ricevuto in dono la predetta bottiglietta. Non è l’acqua ovviamente, è esclusivamente un simbolo di purificazione, è la Madonna ad essere prodigiosa, all’acqua si attribuiscono, ad un’analoga maniera delle reliquie, la capacità, magari ingerendola o bagnandovisi, di sollecitare l’intervento della Divinità in proprio favore. Il pellegrinaggio, cioè l’andare di persona al santuario, conferma, comunque, la sua validità quale pratica penitenziale attraverso cui si espiano i peccati commessi facendo diventare più forte la richiesta di aiuto alla Madonna. Seppur non fosse stato possibile raggiungerlo personalmente per invocare l’assistenza delle Entità Celesti è vera ingratitudine non recarvisi in caso di Grazia Ricevuta. Nel santuario, prendi S. Maria delle Fratte a S. Massimo oppure S. Cristina a Sepino, sono esposti gli ex-voto di coloro che hanno visto esaudita la preghiera e la quantità degli stessi aumenta il prestigio del santuario e conseguentemente la sua fama di essere in grado di appagare i desideri di chi vi si rivolga.
Non c’è una gerarchia tra i santuari in questo senso, nessuna proporzionalità tra numero di frequentatori e di soddisfazioni delle aspettative di soccorso; del resto, se sono appese alle pareti del santuario le testimonianze di successo delle suppliche non è possibile conteggiare il quantitativo delle implorazioni indirizzate alle Deità, non vi sono segni votivi dai quali risalire agli appelli dei bisognosi di cura, corporea o spirituale, in definitiva il grado di successo dei voti. Vari ex voto riproducono gli organi anatomici, le parti del fisico umano risanate e a tale proposito occorre dire che esistono santuari specializzati per alcune malattie. La già nominata S. Cristina è preposta ai disagi mentali, alcuni pensano legati a possessioni demoniache. È un tema vasto quello della specializzazione dei santi nel curare determinati mali al quale qui accenneremo solamente. S. Biagio che si venera, non è un’esclusiva, a S. Biase, Comune di cui è Patrono, si dedica alle infermità della gola, S. Donato, il cui culto si pratica nella chiesa di S. Sebastiano a Roccamandolfi, è specialista nell’epilessia con speciale attenzione per i piccoli.
Se queste sono delle sofferenze di singoli, vi sono pure problemi di salute collettiva. Rientrano in tale categoria i colpiti da terremoti e per prevenire questo evento catastrofico ci si appella a S. Emidio, ad Agnone è dedicata a Lui una apposita chiesa, e le epidemie, in particolare quella della peste. In tantissimi centri della regione vi è una cappella intitolata a S. Rocco, un vero e proprio santo anti-peste, un autentico specialista del settore; essa è ubicata fuori dal centro abitato poiché funge l’edificio di culto anche da sepolcreto degli appestati presupponendo che financo i loro cadaveri siano contagiosi e vicino ad un ingresso all’agglomerato immaginando la presenza della chiesa come uno scudo ad una eventuale replica della pandemia. Sempre in ottica comunitaria in una terra come la nostra dove in passato aveva un notevole peso la pastorizia per assicurare il benessere delle greggi si prega la Madonna della Transumanza la cui effige si trova riprodotta in svariati fabbricati di culto, segnalando, comunque, che non sono state realizzate chiese apposite per questa Madonna, l’architettura alla stregua di un ex-voto, adesso gigantesco.
Finisce qui l’ampia digressione e si riprende il filo del discorso. Si evidenzia che tanto per gli ex-voto quanto per le teche che contengono le reliquie spesso si è di fronte a oggetti preziosi, sia per materiale utilizzato, gli ex-voto sono costantemente in argento non solo quelli dei miracolati benestanti bensì pure dei risanati poveri, sia per le fattezze artistiche, i reliquiari sono autentiche opere d’arte sacra come il braccio, autentico capolavoro di oreficeria della S. Cristina sepinate nel quale è custodito l’arto della Santa, facendo notare che la protezione è accresciuta dal fatto che sta in una cappella della ex-cattedrale di Sepino sottratta alla frequentazione quotidiana di fedeli e visitatori denominata significativamente Tesoro, un duplice sistema di tutela della reliquia.
Tra tutti i santuari molisani in uno solo è previsto un apposito percorso penitenziale ed è quello di S. Angelo in Grotte dove vi è la Scala Santa che si sale in ginocchio, ben più faticoso e si immagina efficace per emendare i peccati del camminare scalzi come si fa nel pellegrinaggio di S. Liberato a Roccamandolfi a tratti.
ph. Gli ex-voto a S. Maria delle Fratte







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