Anche Campitello ha i suoi padri fondatori

Tra questi, anzi il più attivo, vi è Franco Ciampitti, storico presidente dell’Ente Provinciale del Turismo, del quale vedremo i meriti in relazione alla promozione della località turistica, non rinunciando ad esprimere anche qualche perplessità sulle scelte operate
di Francesco Manfredi Selvaggi
Franco Ciampitti, chi è costui? Non è una domanda con la quale si vuole sminuire la figura di questi, in qualità di Presidente dell’Ente Provinciale del Turismo di Campobasso autentico pioniere dello sviluppo turistico di Campitello e, del resto, Carneade non era uno qualsiasi. Niente per intenderci dell’esclamazione di Renzi sentendo il nome del suo avversario politico Fassina «Fassina chi?» si parva licet componere magnis, il magnis, al singolare, è riferito a Ciampitti. Bando agli scherzi e parliamo seriamente iniziando con il dire che qui non si intende comunque discutere di Ciampitti in generale, della sua poliedrica attività di politico, amministratore, giornalista, letterato, ma solo della sua attività legata alla promozione della località matesina. Quella appena fatta è, lo si può ben vedere, una precisazione alla quale occorre affiancarne una seconda prima di iniziare davvero a entrare nel tema il quale, lo si è già specificato, non è Ciampitti in sé per sé bensì il suo impegno in relazione al lancio turistico di Campitello, seconda precisazione che è la seguente: analizzeremo il contesto in cui ha operato Franco Ciampitti il cui apporto alla nascita della Stazione di Soggiorno e Cura, il ruolo iniziale di Campitello, non verrà specificato volta per volta ma che va letto in controluce.
Del resto lo stesso Ciampitti non ha mai avuto voglia di “vantarsi” dell’ “impresa” che aveva condotto, non c’è per quanto dato sapere nessun suo scritto, eppure era in primo luogo uno scrittore, sulle iniziative da lui assunte per la nascita di questo polo di vacanze in quota, il suo orgoglio lo aveva manifestato indirettamente suggerendo, è probabile che sia una sua idea, l’immagine di Campitello tra quelle dei paesi della provincia di Isernia pur non ricadendo in tale territorio provinciale, che adornano il Bar della Provincia posto nella sua città natale, appunto Isernia; è la pubblicità per un posto ancora poco conosciuto non un mero vezzo. Anche questo, ci siamo ricaduti, è un preambolo, entriamo davvero ora nel vivo dell’ “esame di contesto” che ci siamo proposti di fare.
Quattro sono le operazioni poste in essere da Franco Ciampitti: 1) lo stimolo all’installazione di un impianto di risalita gestito dalla S. Massimo Funivie, 2) la realizzazione del villaggio EPT detto pure svedese, 3) la presa in carico da parte dell’ente che presiedeva, l’EPT del Rifugio, 4) la costruzione della chiesa della Madonna della Neve, l’unica che non andò in porto. In relazione ad essa è interessante notare che era previsto dovesse sorgere lì dove poi venne edificato il residence Kandahar che è l’altura sovrastante il pianoro fronteggiante il Miletto.
È un forte contrasto tale ubicazione che mette in risalto il “segno” religioso con quella in verità un po’ di risulta (risalto risulta) della chiesetta attuale che non emerge alla vista posta com’è sul piazzale, al suo margine peraltro. Per quanto riguarda il Rifugio è da premettere che dopo la nazionalizzazione dell’energia elettrica voluta dal governo di centro-sinistra agli inizi degli anni ’60 passa di proprietà, dal privato, l’azienda S.M.E. che gestiva la centrale idroelettrica di S. Massimo le cui tubazioni di carico partono da Campitello, alla mano pubblica, nelle mani (mano mani) dell’amministrazione provinciale; non è mica tanto merito di Ciampitti che era a capo dell’Ente della Provincia che si occupava di Turismo averne rinnovato la destinazione d’uso, un uso prima a servizio dell’impianto di produzione di energia da fonte idraulica, ora un manufatto disponibile per qualunque visitatore di Campitello, nei fatti il merito va attribuito all’apertura della strada di collegamento del pianoro con il fondovalle la quale viene completata proprio adesso.
In un combinato disposto con il fenomeno della motorizzazione di massa esploso nel frattempo avviene che sale sù tanta gente non tanto perché si è amanti delle escursioni bensì la domenica appositamente per andare a mangiare nel ristorante che diventa ormai la ragione sociale del Rifugio, dunque un utilizzo non più limitato esclusivamente agli alpinisti. Infatti, in precedenza, ovvero precedentemente alla costruzione dell’arteria viaria, Campitello, e con esso il Rifugio il quale era dotato di diversi posti letto in camerata, costituiva una sorta di campo base per le ascensioni sulle sommità del Matese. I percorsi di avvicinamento alle zone in altitudine erano lunghi e faticosi per cui occorreva il pernottamento nel Rifugio. Un diverso tipo di azione di, diciamo così, valorizzazione della località cui ha dato il suo supporto Franco Ciampitti è stato la realizzazione della sciovia; andava prendendo piede anche sull’Appennino la pratica dello sci da discesa la quale soppianterà ogni ulteriore vocazione della montagna. Il turismo montano è sempre stato un turismo sportivo, non è come quello marino per cui si va sulla spiaggia per il relax, è solo che l’avvento, l’affermazione degli sport invernali, i quali rappresentano, tutto ciò che c’è dietro, un comparto in termini economici davvero significativo che si è andato caratterizzando sempre più come industria del divertimento, un “divertificio”.
È da immaginare che la scelta della “fondazione” del Villaggio EPT, questa sì vera e propria invenzione di Ciampitti, la quale è databile in età antecedente alla stagione delle piste da sci alle quali si subordina ogni cosa, pure i boschi che vanno tagliati in corrispondenza del loro passaggio, conserva una sua validità specie per il periodo estivo consentendo ai proprietari dei villini una villeggiatura immersa nella natura. Non quindi contrapposizione tra impiantistica per lo sci alpino e il Villaggio EPT da cui si deduce una qualche coerenza nelle politiche messe in atto o condivise dal Ciampitti, la scusante è che si era di fronte a un mondo nuovo. Quasi ci si stava per dimenticare che contemporaneamente, ma qui non si tratta di un’ispirazione di Ciampitti bensì del Provveditore alle Opere Pubbliche, il ferrazzanese ing. Valerio, viene fatto il percorso automobilistico Campitello-Sella del Perrone percorrendo, appunto, il quale si vengono a scoprire paesaggi in qualche modo inediti, nel senso di poco fotografati del Matese mettendo in relazione i due versanti del complesso montuoso, il molisano e il campano.
ph. Foto storica del Rifugio Jezza






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