Chiesa semplice il fuori sfarzoso il dentro

Non è sempre così, ma a Cantalupo è proprio così. Ad una facciata apparentemente dismessa corrisponde un interno ricco di testimonianze artistiche tra le quali predominano le statue
di Francesco Manfredi-Selvaggi
Finalmente entriamo in chiesa. L’esterno che appare dalle linee così semplici non fa presagire un interno così ricco. Ciò che emerge subito nella visita all’edificio sacro è l’abbondanza di sculture; qui non vi sono alle pareti quadri come succede in tante altre costruzioni chiesastiche, prendi la vicina San Massimo, bensì statue. Magari un dipinto è di grande qualità artistica, ma a parità di valenza estetica la realizzazione di un’opera scultorea è maggiormente impegnativa, per far capire la ricchezza della Parrocchiale di Cantalupo. La statuaria, in definitiva la fa da padrona. Raffigurazioni a tutto tondo di santi e di divinità costellano le navate laterali, una per campata, il “minimo comune denominatore” di un’architettura religiosa, inserite in edicole davvero monumentali sovrapposte ciascuna ad un altare. Sono altari minori perché quello maggiore sta nell’abside, per l’appunto, maggiore, qui le statue sono addirittura tre, poste su piani sfalsati.
Per completezza bisogna comunque dire che non mancano completamente le rappresentazioni pittoriche sia su tela, ai lati dell’altare maggiore, sia ad affresco eseguite da Amedeo Trivisonno nel corso del XX secolo. Il componente della chiesa meno espressivo è la pavimentazione realizzata in listelli di pietra levigata, niente della sontuosità dei mosaici a terra, per intenderci, della chiesa abbaziale di S. Vincenzo al Volturno, un termine di paragone che effettivamente è troppo elevato per gli edifici di culto, diciamo così, ordinari i quali non possono reggere il confronto. La pavimentazione è uniforme si differenzia solo quella delle absidi e degli altari minori, i rialzi, che è in marmo. Di certo è un pavimento che sostituisce uno precedente il quale non doveva presentarsi integro per via delle diverse risarciture effettuate nei punti dove erano collocate al di sotto del livello pavimentale, in corrispondenza, sepolture com’era usanza all’epoca. Una iscrizione conservata nella casa di famiglia del defunto che era stata rimossa nell’esecuzione del lavoro di rifacimento del piano di calpestio ricorda la figura di Antonio Petrecca, un personaggio morto alla metà dell‘800 e sepolto in chiesa “per volontà del popolo”, così sta scritto, e non nel cimitero come stabiliva un apposito decreto napoleonico.
Dal guardare a terra e pure a sottoterra guardiamo ora in su, alle volte delle navate laterali le quali non sono propriamente volte bensì calotte, quindi apparecchiature murarie che non esercitano spinte sulle pareti che le sostengono a differenza delle volte la pressione delle quali sulle mura perimetrali a volte, non è un gioco di parole, impone l’approntamento di contrafforti all’esterno. La calotta che è una struttura emisferica più schiacciata di una cupola costituisce una rarità nel panorama chiesastico molisano. La navata centrale che è a volta a botte, tante botti quante sono le campate inframmezzate da arconi, risulta spingere lateralmente in quanto ribassata, non lo sarebbe, per onor di cronaca, se fosse a tutto sesto perché il carico sarebbe stato trasferito sui sostegni verticalmente, cioè in modo piombante, e non diagonalmente; una volta a sesto ribassato impone che i pilastri che la sorreggono siano massicci per reggere oltre il peso la sollecitazione obliqua. Non sono idonei pertanto nella Parrocchiale cantalupese i colonnati, le colonne sono sottili, ma occorrono le pilastrature le quali però data la sezione cospicua dei pilastri rendono difficile la vista dell’altare maggiore dalle campate laterali. Questa faticosamente descritta è la ragione per cui le navate laterali hanno l’esclusivo compito di deambulatorio, tutt’al più di galleria d’arte essendo esposti vari oggetti o meglio soggetti dei quali è stata riconosciuta la santità plastici in legno, non è una contraddizione.
La navata principale è a volta ribassata e lunettata ovvero “unghiata”, le unghie sono quelle protuberanze della superficie voltata che fuoriescono dalla stessa e servono a consentire l’apertura di finestre. Le unghiature sono colorate differentemente dal resto della volta e l’effetto così ottenuto è quello di un accostamento abbastanza gratuito di colori per cui ci troviamo con un soffitto variopinto, un cielo, la volta adesso celeste, multicolore. Siamo di fronte ad una giustapposizione di tinte, non ad una sovrapposizione la quale la ritroviamo, mica tanto, nei pilastri cui sono aderenti delle lesene che giacciono in un piano differente; la colorazione differenziata tra il pilastro e la lesena permette di farci distinguere i distinti fatti architettonici, è pertanto un’operazione sintatticamente corretta. La policromia non è un valore in sé, bensì ha senso se serve a rimarcare in modo appropriato le membrature dell’architettura, altrimenti il colore è solo un fatto decorativo. Da considerare che con l’avvento dei colori sintetici le tinte odierne sono assai più vivaci e financo chiassose che nel passato.
C’è poi la questione delle figure sacre dipinte nelle predette unghie che per un motivo di omogeneità del manto voltato sarebbe stato meglio che fossero parte di una figurazione estesa all’intero soffitto. La volta può essere tanto una semplice contro-soffittatura, pertanto autoportante, quanto essere portante; in entrambi i casi esse collegano saldamente tra di loro le pareti, un elemento di congiunzione fatto della stessa materia con cui sono fatte le murature, è una linea di contatto continua che unisce le mura al soffitto voltato, non un legame puntiforme come succede con il tetto a capriate, i punti sono quelli in cui le travi lignee si appoggiano sul setto murario. Cantalupo la ha scampata alla furia demolitrice delle volte esplosa qualche decennio fa per rimettere in luce il presunto assetto originario delle chiese nate nel medioevo riportando in vista le capriate, impeto distruttivo che ha colpito financo la gloriosa S. Maria della Strada.
ph. Le navate laterali della Parrocchiale di Cantalupo






0 Comments