Una Locandiera irrinunciabile è di scena al Vascello

la locandiera

Un manifesto femminista ante-litteram. Una commedia brillante, un omaggio alle donne, alla loro astuzia, alla loro femminilità, alla loro abilità manageriale. In fondo la Locandiera di Carlo Goldoni, scritta nel lontano 1753 è tutto questo. Mirandolina è una giovane scaltra, divenuta proprietaria della locanda dopo la morte del padre. Si burla degli avventori che fanno i “cascamorti” con lei con cortesia, simpatia, ironia. Un testo, quello di Goldoni, divenuto un “evergreen” del teatro. Ma quello che vedrete in questi giorni al Vascello di Roma fino al 23 dicembre è molto di più di una semplice riproposizione.

Immersa tra giunchiglie e arboree di fiume, la Locanda “Vecchio Po” è una palafitta girevole che assume le sembianze ora di una nave corsara, ora di una casa di frontiera sospesa sull’acqua… Questa esotica palafitta è la Locanda di Mirandolina. Il curioso, geniale allestimento del capolavoro goldoniano, traghetta abilmente gli spettatori da una Firenze del ‘700 agli anni ’50 del ‘900… sul delta del Po. In un’atmosfera strana, acquitrinosa, dove i personaggi attendono che qualcosa accada.

Silvia Gallerano è Mirandolina, una Locandiera combattuta fra tradizione e femminilità emancipata, moderna e sensuale, abile ma priva delle leziosità connaturate in genere al ruolo. Intorno a lei personaggi curiosi, ridicoli, aristocratici e “titolati” bisognosi di esibire i propri denari (o i propri titoli) di fronte alla “padrona”, che anelano in sposa.

Spiccano tra loro tre figure, come si conviene: il Conte di Albafiorita (Giorgio Careccia), nei panni di un napoletano gagà, seducente ed irriverente, che riempie la locandiera di costosi doni – da lei accettati per non avere a disgustarlo –  il Marchese di Forlipopoli (un divertentissimo Gianantonio Martinoni), nobile e squattrinato che, “tirato” sui denari, offre a Mirandolina la sua “protezione”. E poi immancabile il Cavaliere di Riparata (Claudio Botosso) che odia tanto le donne e che, proprio per la sua ruvidezza, spinge Mirandolina a cercar di innamorarlo. Di contorno il fidato cameriere Fabrizio, ruspante e tenace (Diego Florio), le due commedianti, presunte “dame”, Ortensia e Dejanira (Chiara Cavalieri ed Eva Sabelli), il servitore del Cavaliere, di dubbia sessualità (Giulio Maroncelli). E, su tutti, lo straordinario (e non goldoniano) fisarmonicista Angelo Miele, che con il suo strumento impreziosisce e rallegra la scena.

La storia è arcinota, ma l’allestimento e la sapiente regia di Stefano Sabelli (già portato in scena la scorsa stagione e quest’anno in una lunga tournèe in giro per l’Italia che si concluderà il 30 a Campobasso) conferiscono allo spettacolo una veste nuova, fresca, scanzonata, divertente. Condita da stornelli e canzonette. 8 straordinari attori si alternano sulla scena per 2 ore e 15. Divertente, brillante. Irrinunciabile.

Fonte: articolo21.org

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