CORNAVIRUS: Piccolo manuale di sopravvivenza

Stamane, dinanzi allo specchio, mi son trovato dinanzi a un dilemma apparentemente banale e privato: mi faccio la barba o no? Voi direte: e chissenefrega! Ma vi sbagliereste, la faccenda è seria.

Da cittadino responsabile, per di più anziano, mi sono rassegnato a sospendere ogni frequentazione e come milioni di italiani #iorestoacasa e sono in auto-custodia domiciliare buono buono tra le pareti domestiche.
Ormai mi sento con tutti per telefono o via mail, non uso nemmeno Skype e dunque che cavolo sto a farmi questa barba un giorno si e l’altro no? Nessuno si accorgerebbe se ho una faccia imbarbarita, tranne la mia compagna che non può più farne ragione di divorzio.

E dunque? Dunque, dopo una riflessione che riguarda più l’etica pubblica che l’estetica personale, ho deciso di continuare a radermi come faccio da sempre a giorni alterni, non come i broker dei piani alti della finanza che ogni pomeriggio estraggono rasoietti elettrici per eliminare la “five o’clock shadow”.

Ma Insomma avete capito che questa non è una questione di peluria ma di resilienza, resistenza, sopravvivenza e sfida al perfido covid-19 che vorrebbe decimare le nostre comunità e ridurci tutti allo stato brado di esseri virtuali.

Nelle pagelle delle scuole elementari di un tempo figurava una materia – “Igiene e cura della persona” – oggi data ovviamente per scontata da una civiltà della convivenza che si regge appunto sul rispetto di se stessi, sullo stare bene insieme e sul piacere di vedere e di essere visti.

Viviamo un momento storico in cui nulla sarà più come prima. Ci vengono imposte quarantene e comportamenti che non solo ci allontanano dai nostri simili ma ci costringono, in qualche modo e per qualche tempo, a “resettare” noi stessi.

Guai però a rinchiuderci in una solitudine che indebolisca il senso della vicinanza, della solidarietà e degli antidoti alle paure, distinguendo quelle vere da quelle false.

E allora, oltre a lavarci le mani, difendiamoci dall’isolamento, dalle angosce e anche dalla pigrizia comportandoci come se tutto fosse come prima. Perciò oggi, facendo tanto di cornavirus, mia moglie mi vedrà sbarbato come ieri l’altro.

Giuseppe Tabasso184 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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