2001: “A Space Odyssey”

di William Mussini

Considerazioni sugli aspetti esoterici del capolavoro di Kubrick

“2001: Odissea nello spazio”, tratto dal soggetto dello scrittore britannico di fantascienza Arthur C. Clarke, è il film rivoluzionario che rappresenta a tutt’oggi la massima espressione di quella utopia di cambiamento che caratterizzò il primo ventennio post bellico del secolo scorso. Era il 1968 quando il capolavoro di Stanley Kubrick vide per la prima volta la luce degli schermi cinematografici. Ieri come oggi, ad oltre 50 anni di distanza, i pareri e le critiche sul film furono e restano discordanti; parte della critica più intransigente si limitò a dire che fosse un film poco comprensibile ma fatto molto bene, evitando di mettersi a rischio con improbabili interpretazioni dei contenuti che, davvero in pochi, riuscirono compiutamente a decifrare. Possiamo citare alcune considerazioni di illustri addetti ai lavori per avere il quadro più chiaro di quanto fu controverso il giudizio sul film.

Martin Scorsese, forse perché stordito dalla complessità del film, si limitò a dire: “Una conquista per gli effetti speciali”, mentre il Maestro della commedia ironica Woody Allen, più saggiamente, commentò: “La prima volta al cinema, ne restai deluso. L’ho rivisto tre o quattro mesi dopo e mi è piaciuto. Qualche anno più tardi ho pensato: sensazionale! Una delle poche volte nella vita in cui ho capito che l’artista è molto più avanti di me”, ed infine John Landis, il geniale regista autore di “Un lupo mannaro americano a Londra”, disse di “2001: A Space Odyssey”: “L’ho visto a 17 anni, senza aspettative e pregiudizi. Lavoravo a L.A. come fattorino per la 20th Century Fox. Gran parte del futuro predetto dal ’68 al 2001 si è dimostrato falso. L’Unione Sovietica è diventata obsoleta come Pan Am, la compagnia aerea statunitense che ha operato dagli anni Trenta fino al fallimento. Ma l’impatto culturale di questo film resta innegabile”.

Le critiche ed i pareri sul film sono stati naturalmente migliaia. Chiunque nel 1968 avesse avuto un interesse per l’arte cinematografica fu esortato ad esprimere un parere sul film, oppure si sentì in dovere di farlo per il semplice fatto che, probabilmente, lo facevano tutti. Il capolavoro di Kubrick, a mio parere, rappresentò negli anni 70 ciò che figurò “Metropolis” (il film cult del cinema espressionista ambientato nel 2026) di Fritz Lang negli anni trenta. Furono entrambi film rivoluzionari, iper tecnologici, visionari, geniali, di rottura, che rappresentavano la storia umana da un punto di vista inedito, adottando un linguaggio esoterico e raffigurando un futuro diretto verso il post-umanesimo, farcito di cibernetica, robotica ed intelligenza artificiale più umana dell’umano.

Tentiamo adesso di analizzare il film, interpretando gli elementi narrativi esoterici, i suoi simbolismi ed i significati nascosti. Stanley Kubrick ed il suo co-sceneggiatore A. C. Clarke vollero presentare al mondo la loro visione gnostica dell’esistenza utilizzando spesso metafore non facilmente intellegibili, infarcendo il film di numerosi simbolismi di matrice massonico/esoterica. Clarke, in particolare, noto negli ambienti occultisti e new age per i suoi romanzi inequivocabilmente votati alla rivelazione di una nuova Era luciferina, si espose profeticamente nel romanzo del 1982 “2010 Odissea due” con queste parole: “Presto sarebbe nata una generazione che non avrebbe mai conosciuto un mondo senza Lucifero”. La simbologia di Arthur C. Clarke è inequivocabile: “Lucifero, il «portatore di Luce» trasmette la sua Conoscenza (la «verità» occulta) a tutta l’umanità, spazzando via la paura e l’ignoranza (la religione cristiana), e fornendo al genere umano l’opportunità di scoprire il proprio intelletto”.

Il film, come già detto, è infarcito di riferimenti più o meno espliciti alla tradizione cabalistica; il viaggio dell’uomo inizia infatti con “l’alba primordiale” dove delle scimmie antropomorfe compiono il primo passo evolutivo che le condurrà alla condizione di uomo-bestia, cioè della creatura che si arma per uccidere, procurarsi cibo, territori, ricchezza. La Pietra Nera del monolito rappresenterebbe lo Spirito Immanifesto albergante nell’uomo, il Dio Nero, Colui che davvero può decidere per l’inizio di una vera evoluzione a ritroso verso la primaria forma energetica. La scena in cui il gruppo di scimmie si avvicina e tocca il monolite somiglia al rituale di adorazione che i musulmani concedono alla Kaaba, la sacra pietra nera che si rifà al mito egizio del Ben Ben.

A consentire questo primo passo verso la conoscenza, Kubrick immagina non sia l’intervento di Entità Deifiche ma dei cosiddetti “Primogeniti” (menzionati nel film), i quali sarebbero gli “angeli ribelli”, secondo la tradizione cabalistica, chiamati Risonim in ebraico. I Risonim, divenuti prima oggetti in grado di viaggiare nel cosmo, in seguito liberatisi dalla tirannide della materia, acquistano la capacità di immagazzinare conoscenza nella luce, giungendo a divenire pura energia e riuscendo a stimolare salti evolutivi nella creatura umana. Kubrick rappresenta i Risonim come dei monoliti neri che, in diversi momenti della storia umana, si palesano per donare la scintilla evolutiva e segnare i passaggi verso la rivelazione finale. Il viaggio che il regista fa compiere all’astronauta Bowman (il prescelto che rappresenta l’élite dell’umanità), sarebbe in vero un percorso spirituale a ritroso e non un incedere verso il futuro.

L’evoluzione della tradizione cabalistica è quindi una restaurazione, un ritorno alle origini attraverso un viaggio gnostico che conduce alla Luce, alla rivelazione ed alla piena conoscenza nella forma finale di pura energia. Nell’epilogo del film, Kubrick mostra non a caso degli ambienti in stile settecentesco (in riferimento ai movimenti di massoni illuminati di quel periodo), dove l’astronauta Bowman compie la sua metamorfosi, lasciando il corpo materico e divenendo l’uomo nuovo, il bambino divino, o bambino cosmico che rappresenta il nuovo inizio. La vera evoluzione umana profetizzata dagli autori è un ritorno al corpo di gloria, a quella forma di “uomo primordiale” che questa volta però sarà liberato dalla necessità di mangiare e quindi di uccidere altri esseri viventi, di usare ancora la violenza in un mondo naturale ultra competitivo. Il film, dunque, si pone anche come un mezzo alternativo per interpretare gli avvenimenti salienti raccontati nella Bibbia. Ad esempio: Mosè (come gli ominidi primordiali dell’Alba) non raggiunse Promiseland, ovvero non ripristinò l’immagine e somiglianza unendosi alla Pietra Nera. Chi vi riuscì fu, invece, Gesù Cristo (Bowman e il bambino cosmico del film) che divenne davvero qualcosa di extra-umano.

Altro elemento esoterico del film, dai forti significati cabalistici, sarebbe il super computer Hal 9000. Memorabile la scena in cui David Bowman si vedrà costretto a spegnere Hal, disattivando lentamente tutta la sua memoria conservata in sofisticati cassetti di stoccaggio. Hal rappresenta molto probabilmente la razionalità umana ed il suo egotismo carico di sospetto, di paura e cinismo. Nel momento in cui Bowman inizia a disconnettere la sua (anima) memoria, Hal 9000 dice: “Ho paura, David”. In quel momento Hal non è più soltanto una macchina, ma è forse una parte dello stesso David  che cospira contro l’ascesa evolutiva, da sempre ed in maniera cosciente. È quindi quella parte dell’uomo timoroso che non vuole il “ritorno”. Tutti gli Arconti, i giudici e controllori del mondo materiale secondo la teogonia e cosmogonia, coesistono in Hal 9000, l’occhio che tutto osserva e tutto controlla. Gli Arconti che albergano in Hal riescono comunque ad eliminare il resto dell’equipaggio della nave spaziale che rappresenta il resto dell’umanità che vive nella completa inconsapevolezza, addormentata nel profondo sonno dell’ignoranza, ibernata in una condizione di sudditanza.

“2001: A Space Odyssey” ci ha raffigurato una profezia, nel tentativo di raccontare la storia del nostro universo e del perché esistiamo; ha rappresentato l’evoluzione umana secondo la visione esoterica del mondo. Ci ha presentato un quadro complessivamente completo di ciò che potrebbe avvenire all’umanità nel suo divenire, lasciando però un finale aperto, nel quale il bambino cosmico non entra in una nuova dimensione ma rimane nel medesimo spazio-tempo di Bowman e sembra porsi al cospetto della nuova esistenza ponendosi lo stesso interrogativo del romanzo ispiratore di Clarke: “sebbene fosse il re del mondo, non sapeva bene che cosa fare in seguito, ma avrebbe escogitato qualcosa”.

William Mussini18 Posts

Creativo, autore, regista cinematografico e teatrale. Libertario responsabile e attivista del pensiero critico. Ha all'attivo un lungometraggio, numerosi cortometraggi premiati in festival Internazionali, diversi documentari inerenti problematiche storiche, sociali e di promozione culturale. Da sempre appassionato di filosofia, cinema e letteratura. Attualmente impegnato come regista nella società cinematografica e teatrale INCAS produzioni di Campobasso.

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