Elezioni di Isernia/Se Melogli balla l’ultimo tango

Premessa. A qualunque lista o partito appartengano, va inviato un augurio sentitissimo a tutti i sindaci molisani eletti o confermati in questa tornata amministrativa. Parliamo di persone coraggiose che, con risibili stipendi, si mettono al servizio di una comunità consapevoli che l’onore di essere primi cittadini si paga con l’impegno a risolvere grane, problemi e responsabilità d’ogni genere, burocratiche e umane.

Ora, superati i rumori e i risultati del primo turno, nei piccoli centri tutto torna alla normale quotidianità. A Isernia invece l’aria che si respira è quella di una inquietante quiete dopo la tempesta abbattutasi sull’establishment da tempo detentore del potere. A livello nazionale tutta la stampa è unanime e compatta nel deplorare l’assenteismo e nel riconoscere – chi con piacere, chi con dispiacere – il tracollo dei sovranismo populista dimostratosi incapace di esprimere una presentabile classe dirigente alla guida di città e regioni (e figuratevi in un Governo).
Si è visto inoltre che PD e M5S uniti vincono, mentre le destre (si fa per dire) unite perdono. A Isernia questo fattore ha avuto un sorprendente riscontro elettorale, grazie anche al decisivo apporto di forze giovanili, riformiste e fortemente europee.

In una prospettiva nazionale allargata, questo assetto potrebbe riproporre nel nostro Paese un sistema democratico bipolare in grado di restituire stabilità e sconfiggere un urlante clima di permanente conflittualità. A Isernia un candidato novizio come Castrataro ha ottenuto una modesta superiorità numerica su un concorrente che si ripresenta addirittura per la quinta volta. E’ una circostanza di non poco conto, in quanto l’irriducibile coazione a ripetere di Melogli corrisponde in sostanza alla riproposizione di uno schema programmatico ormai logoro, diciamo pure pre-Covid e pre Recovery plan (Pnrr). Ed è questo che, al di là di interessi e posizioni politiche, trasforma il ballottaggio isernino in una sfida davvero avvincente tra il Vecchio che muore e il Nuovo che nasce.

Quanto ai risultati del primo turno, c’è infine da notare che quei pochi ma significativi voti che separano i due contendenti suonano intanto come un evidente de profundis per la Lega molisana (364 voti contro gli 803 di una formazione fresca come Volt). Poi c’è la sonora sberla inferta al Big Boss venafrano che nel giro di pochi giorni deve mobilitare, da Toma in giù, tutto il suo apparato politico e mediatico e venire a patti più o meno sotterranei con Filotei e Scarabei.

Perché se Melogli ballasse il suo ultimo tango, per il Big Boss potrebbe essere un Bing Bang.

Giuseppe Tabasso228 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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