La prima Sindaca di Campobasso è la vera discontinuità, quella della destra è una barzelletta

di Giuseppe Tabasso

Il Molise post-elettorale è un pianto che definirlo greco è riduttivo. Vale allora iniziare da una notizia che più bella non si può per noi uomini femministi che, convinti del valore aggiunto della donna, voteremmo anche una Governatrice invece del solito volpone di turno.

Per la prima volta nella sua storia, Campobasso città capoluogo del Molise, sta per avere come Sindaco, anzi Sindaca una donna, Paola Felice. Cosa volete di più promettente? Qualcuno l’ha già battezzata “Sindaca del Futuro”. Perciò, cara neo Sindaca, noi che la sappiamo accerchiata da maggioranze nere in agguato, le auguriamo una navigazione felice come il suo cognome.

Quanto alle brutte notizie e ai dolori post elezioni, c’è solo l’imbarazzo della scelta. C’è lo sconcio teatrino sulla spartizione delle spoglie, la roulette degli appetiti, il gioco delle tre carte governative, Roberti asino in mezzo ai suoni e ostaggio dei capi bastone romani, Lotito con la testa nel pallone, la Giunta a rate, la battaglia campale delle poltrone, le risse interne fatte passare per “derby”. Insomma la solita e solida destra che si compatta per la presa del potere e poi si spacca per dividerselo.

Così, dopo tante ingannevoli promesse elettorali, quella che un giornale definiva “nuova era Roberti” si è liquefatta prima di iniziare e a tutt’oggi, stracarica di appetiti pari ai debiti e agli errori accumulati nella scorsa legislatura, ha già perso tutto lo smalto che le si attribuiva.

Questo guazzabuglio è stato sottratto alla percezione dei molisani intenti a combattere l’ebollizione globale sotto gli ombrelloni. Non ci vorrà molto però a constatare che la tanto decantata “Discontinuità” è un’oscena barzelletta politica rispetto all’autentico cambiamento di genere avvenuto a Palazzo San Giorgio.

Intanto la Lega, quella che abbaia ma non morde, ha rimediato il suo bocconcino. E chi senza abbaiare morde davvero è il Rotweiler meloniano Giovanni Donzelli affiancato dai colonnelli Della Porta e Pallante (Iorio è salito troppo tardi sul carro della fiamma).

Quanto a Roberti, finito l’effetto Berlusconi, d’ora in poi sarà un osservato molto speciale in balia di fratelli coltelli, per di più dovrà vedersela in Consiglio regionale con una opposizione progressista molto attrezzata.

P.S. – A proposito di Consiglio regionale, chi si candida e viene eletto dovrebbe impegnarsi a non operare mai in conflitto d’interessi. Presidente Pallante, ci faccia finalmente un pensierino.

Giuseppe Tabasso350 Posts

(Campobasso 1926) ha due figli, un nipotino e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Il Molise è la sua Heimat. “Abito a Roma - dice - ma vivo in Molise”. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1964. Ha iniziato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, La Repubblica d’Italia, Annabella, Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo e Bruxelles, a New York presso la Rai Corporation e a Londra e Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Deutschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Bene Comune; Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile ( 2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008); Moliseskine (2016). In corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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