Un libro necessario “Dialoghi tendenti alla felicità” di Maurizio Santilli

di Giovanni Petta
Maurizio Santilli è un attore. Un attore che vive della sua arte da quarant’anni. Questa premessa è necessaria per poter affermare che “Dialoghi tendenti alla felicità”, il libro appena pubblicato dal nostro per i tipi della Cosmo Iannone Editore, è un libro necessario.
L’opera non è necessaria soltanto per il contenuto, un contenuto di impressionante densità riepilogativa e di illuminazioni personali sorprendenti, ma proprio per la provenienza, per la sua scaturigine. Chi meglio di un attore, di un artista, avrebbe potuto cogliere le contraddizioni e le difficoltà di questo primo quarto di secolo? Si pensi solo agli attacchi subiti dall’arte persino da parte delle istituzioni, da parte dei politici… Si pensi al periodo del Covid e alla superficialità con cui è stata accantonata l’arte − rispetto a ciò che si definisce “necessità primarie” − per poi riscoprire la sua importanza ineludibile.
Il libro è un manuale, un tascabile, una rubrica di termini importanti, di lemmi che non possono essere trascurati se si vuole tentare di percorrere l’itinerario che ogni essere consapevole sa di dover affrontare: la via che va verso la felicità, la ricerca del senso della vita, l’avvicinarsi con dignità e serenità al mistero della morte.
Cinquantasei parole, da “autostima” a “vuoto”, in ordine alfabetico, per gestire il proprio essere nel presente, per lavorare sulla conoscenza di se stessi, per accettare ciò che è immodificabile nel proprio “io” e per trasformare le cose negative che possono essere plasmate diversamente dopo il doloroso riconoscimento.
Maurizio Santilli dà sempre l’impressione di essere capace di gestire il suo tempo e quello degli altri. Va subito al sodo. Già i suoi lavori teatrali, persino nel titolo − «Sarò bre» è uno dei suoi lavori −, hanno una tensione verso la densità e l’intensità. Santilli si allontana sempre volentieri dalla diluizione dell’inutile, dalla ridondanza pleonastica dei discorsi fumosi. Ama la filosofia ristretta di chi vuole risolvere i problemi dell’esistenza per davvero, che non ha alcun desiderio di giocare con le parole. Con lui il tempo non si passa… anche se trascorre sempre piacevolmente.
Il suo libro è proprio tutto questo. È la disposizione pratica delle teorie più alte. È l’osservazione meravigliata e ammirata dello sforzo dei grandi pensatori messa accanto alla quotidianità, alla normalità, alla vita difficile del nuovo millennio.
Santilli ci richiama alla serietà del dirsi le cose chiaramente, senza imbellettarle. Ci richiama alla forza impressionante della consapevolezza, ci invita a non aver paura della solitudine, ci spinge a cercare la condivisione quando la riconosciamo ricca di bellezza e di umanità. E solo in quel caso.
La felicità è un impegno, suggerisce l’autore. È un lavoro costante di riconoscimento di se stessi. “Prima di pensare a guarire, sei disposto a perdere tutto ciò che ti ha fatto ammalare?”, diceva Ippocrate… Ecco… il libro di Santilli è necessario perché ci ricorda continuamente, con la sua scansione alfabetica, di abbandonare le cause dei nostri malesseri, e di lavorare sodo, invece, per creare, nella nostra vita, cause positive che daranno effetti altrettanto positivi.
“Dialoghi tendenti alla felicità” è un lavoro maturo di un artista capace di leggere il presente con una sincerità persino fastidiosa, senza paura di farsi male. Un libro fondamentale in questo presente in cui, come diceva Giorgio Gaber, “Non è che manca la libertà, mancano gli uomini liberi”.





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