Reportage dal tratturo – 3 La discesa a capofitto da Bagnoli dà lo slancio per affrontare la salita verso Pietrabbondante

Il trekking ideato dalla sezione di Campobasso del CAI prevede quale II tappa un percorso prima in discesa, verso il fondovalle del Trigno, e poi una risalita per raggiungere il famoso santuario italico di località Calcatello

di Francesco Manfredi Selvaggi

È l’unico caso nel corso del trekking che si ripercorre un tratto già percorso in precedenza. Solo che ora lo si fa in discesa, dunque è molto meno impegnativo dell’andata. È da aggiungere che la salita a Bagnoli è stata effettuata alla fine della giornata, quando, cioè, si era un po’ stanchi, mentre ora si è nella prima mattinata. Si tratta, in effetti, di uno spezzone di tappa che possiamo definire di avvicinamento perché il vero inizio è dal fondovalle. Si è di nuovo a Sprondasino, un luogo speciale per il ponte, ma non unico nel trekking in corso perché ne attraverseremo altri due (S. Mauro e Pescolanciano), per la taverna che qui non c’è più mentre a Pescolanciano è rimasta, per l’iscrizione indicante la gabella da pagare per il passaggio, iscrizione simile a quella di S. Domenico di Carovilli. Sono tre dei leit-motif del viaggio. Un ponte importantissimo per i collegamenti tra nord e sud della Penisola in quanto dopo il Trigno allargherà
di molto il suo alveo rendendo difficile gettare ponti. Di qui, attraversato il Trigno senza che oggi si debba pagare il pedaggio indicato nella pandetta o se non si hanno i soldi passare nel guado sottostante se le acque sono calme, ma senza neppure esserci potuti rinfrancare nella taverna perché ormai scomparsa si intraprende l’ascesa verso Pietrabbondante. Il ponte che sta lì, seppure rinnovato, da tempo immemore è una sorta di soglia da varcare e lo scavalcamento del Trigno è quasi un rito di passaggio perché il fiumesegna la transizione tra il medio e l’alto Molise; è, dunque, un rito di iniziazione al comprensorio montuoso per eccellenza della regione. Si riprende a seguire il Celano-Foggia lasciato ieri, il quale, come è usuale per un tratturo, va diritto secondo la linea di massima pendenza del versante. Si sale in direzione opposta al corso del fiume, il quale verrà assecondato unicamente nella seconda metà del
viaggio in cui si segue il Castel di Sangro-Lucera. Se nella tappa precedente il tratturo era in discesa per cui si avanzava velocemente ora è in salita e, perciò, si va lentamente. Le greggi con il pastore e il cane fanno anche 20 chilometri in una giornata, ma non quando si sale in questa maniera: occorre perciò procedere di buona lena per arrivare a Pietrabbondante nel pomeriggio e poter visitare il famoso santuario italico (che può essere raggiunto con una breve deviazione lungo il tratturello Sprondasino- Ateleta).

Il tratturo, neanche a dirlo essendo passati sull’altra sponda del Trigno, ha cambiato versante per cui anche le visioni panoramiche che si allargano più si va in alto, quasi 1000 metri, cambiano. Gli unici pezzi in cui il tratturo spiana e in cui perciò è possibile muoversi con minore fatica, oltre che riempire la borraccia alle fontanelle sono la borgata Tonniello prima e poi in prossimità del Casino del Duca. Il Casino lo si incontra a metà del tragitto, nel mezzo dell’“ascensione” che ci porterà a Pietrabbondante.

Esso è una dimora nobiliare dei secoli passati la cui forma architettonica un po’ richiama le ville di campagna e un po’ i manufatti fortificati. Essere un poco fortificato e un poco residenza signorile è una caratteristica delle case dei duchi D’Alessandro in quanto anche il loro castello nel centro di Pescolanciano con la trasformazione dei beccatelli in loggiato acquista le sembianze di un palazzo aristocratico. Il carattere di opera anche militare del Casino è legato alla presenza ai suoi quattro spigoli di garitte. È un elemento architettonico che sorprende, davvero inusuale nel Molise: le garitte sono dei posti di guardia sporgenti, attaccati ai quattro angoli dell’imponente costruzione, quasi sospesi nel vuoto, protesi come sono all’esterno, nel punto in cui le pareti perimetrali si incontrano, poiché punti di scolta sul territorio: la visuale da qui è molto ampia e, reciprocamente, il casino è ben visibile in un ampio raggio territoriale, venendo a costituire un fulcro visivo nelle vedute prospettiche.

I D’Alessandro fanno capo a Pescolanciano, ma qui siamo nel comune di Civitanova dove sull’altra sponda del Trigno e sull’altro tratturo, il Castel di Sangro-Lucera, in qualche modo dirimpetto, vi è il monastero di S. Brigida, un segno territoriale di tipo religioso, mentre il Casino è di tipo civile, entrambi a dominio del paesaggio che li circonda. Possiamo riprendere fiato, sostare un pochino perché oramai la fascia propriamente montana è alla nostra portata. La valle è abbondantemente alle spalle. Ci si allontana, riavviandoci, dal Casino tenendolo comunque sempre d’occhio se non l’edificio il lungo viale contornato da pini che lo precede e che affianca il tracciato tratturale; tale vicinanza fa presupporre che abbia esercitato una funzione di controllo della transumanza. Al di sotto passa una galleria della superstrada Trignina, una moderna arteria che corre in tunnel e viadotti i quali in alcuni tratti sovrastano il tratturo ragione per cui gli escursionisti percepiscono il rumore dei TIR. A tratti, per fortuna brevi, si avverte la presenza antropica, specie quando la pista tratturale si accosta alla strada di grande comunicazione, a tratti tale pista un tempo battuta dagli armenti si svolge in ambiente solitario. Qui la scarsa frequentazione da parte dell’uomo, in passato coltivatore e pastore, ha determinato il reinselvatichimento anche di porzioni del demanio tratturale, con lo sviluppo di una boscaglia che rischia di richiudere il tracciato millenario. Con un certo sforzo si riesce a transitare aprendosi un varco nella vegetazione infestante con stupore della poca gente che abita al contorno del tratturo, la quale a lungo non ha visto sbucare alle proprie spalle, è un’immagine efficace, persone che passano di lì. Finalmente si raggiunge la Coperchiata dove il tratturo incontra, a tre chilometri dal paese, la strada che dalla frazione S. Andrea porta a Pietrabbondante e basta così per la giornata. Se non fosse stato tale nastro asfaltato ad interrompere il tratturo (il quale, comunque, continua oltre trasformandosi in una sterrata in località Fratte) a limitare l’incedere dei camminatori sarebbero stati, fino alla seconda guerra mondiale allorché venne distrutta, i binari della Pescolanciano-Agnone (una ferrovia di montagna come la Carpinone-Sulmona la quale essendo transappenninica è servita pure per trasportare le pecore in transumanza). Da notare che il canale di comunicazione, la ferrovia Pescolanciano-Agnone, su ferro, è andata in disuso similmente a quella su erba, il tratturo. Impreziosisce la giornata la visita al sito archeologico, bello e interessante in sé e anche per il suo rapporto con la natura circostante, altrettanto bella, e per il legame che ha con il tratturo.

(Ph. F. Morgillo-Ficchi del vello delle pecore impigliatosi in un filo spinato)

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