REPORTAGE DAL TRATTURO – 4 CAMMINARE ALLE MASSIME QUOTE DELLA RETE TRATTURALE MOLISANA

È il tratto di trekking immaginato e “provato” dal CAI di Campobasso sulle piste tratturali altomolisane che raggiunge la massima attitudine. Si va da Pietrabbondante a Carovilli

di Francesco Manfredi-Selvaggi

Nella giornata che inizia siamo ormai in altitudine, anzi alle massime quote che raggiunge l’intero trekking. La risalita dal fondovalle del Trigno è stata lunga e faticosa, è costata tutto un giorno di cammino, ma adesso per gran parte dell’itinerario da seguire si procede in piano. È la situazione tipica delle montagne appenniniche quella di versanti erti seguiti da ampi altopiani al loro smonto; è usuale pure che le pendici siano prevalentemente boscose e le piane poste al di sopra delle distese prative. Proprio come sul resto dell’Appennino tale fascia pianeggiante precede le groppe sommitali una delle quali è m. Caraceno la cui cima è appena sopra l’abitato di Pietrabbondante, raggiungibile con una breve deviazione dal nostro percorso tramite un sentiero attrezzato il quale congiunge pure con l’anticima intorno alla quale, per un pezzo, si sviluppa una murazione megalitica di epoca sannitica. La differenza con gli altri monti molisani è che qui i centri urbani non stanno alla loro base, bensì a curve di livello elevate ed è il caso di Pietrabbondante, il punto di partenza della tappa, che sta a 1000 metri permettendo proprio per questo lo svolgimento di una porzione della camminata senza che si abbia un dislivello significativo. La terza tappa si svolge in gran parte, quindi, in ambito montuoso per cui ci dobbiamo abituare a temperature più basse. Lo stesso pastore, del quale ricalchiamo i passi poiché ci muoviamo sul tratturo, durante la transumanza deve sapersi adattare alle più varie condizioni climatiche, dal caldo delle afose piane del Tavoliere, al freddo e alle avversità atmosferiche delle zone montane. Sperando nel buon tempo ci si incammina lungo il tratturo cui è sovrapposta una strada asfaltata, forse la via Regia che correva nella mezzeria del suolo tratturale, per evitare la quale ci si è mantenuti un po’ più in alto su una dorsale boscata che si concluderà, ma noi non arriviamo fin lì, a Tre Termini. Siamo nel bel mezzo di una vasta distesa boschiva formata anche dalla foresta demaniale di Collemeluccio, Riserva della Biosfera, dunque in un ambiente oscuro e per guardare il panorama si deve, chi vuole, deviare minimamente per salire sula sommità di m. Caraceno, o Saraceno, la quale spicca di poco dal versante boscoso dove, poiché sgombra da alberi, si aprono visuali a 360 gradi. Andando avanti, magari dopo aver aspettato che ridiscendano coloro che si sono inerpicati sulla vetta, ci si inoltra per un vasto pianoro, davvero vasto, che si segue secondo il suo asse longitudinale. Improvvisamente il bosco è terminato e si è penetrati in una vastissima prateria, con un brusco salto dal buio profondo alla luce intensa. Essa si chiama Piana S. Mauro la quale confina, separata dal giovane corso del Trigno, con un lembo della Piana di Staffoli che dobbiamo attraversare per un tratto.

Le due pianure sono divise dal Trigno e dalla strada statale Istonia e l’escursionista per spostarsi sull’altro lato di questa arteria dovrà porre abbastanza attenzione poiché trafficata. Le due pianure, S. Mauro e Staffoli, dovevano essere dei pascoli comuni. Infatti, la pastorizia richiede una gestione comunitaria delle terre, alla stessa maniera della transumanza che imponeva ai proprietari degli armenti di consorziarsi fra loro per il lungo viaggio da compiere, associandosi sotto le insegne, siamo nel comune di Vastogirardi, della Confraternita del SS. Sacramento. Il mutamento del contesto ambientale condiziona pure l’esperienza percettiva; occorre abbandonare le abitudini visive che avevamo acquisito nelle due tappe precedenti, quelle di stare attenti ad ogni particolare, casa rurale, fonte, ecc. perché ormai ci troviamo in spazi ampi privi di elementi minuti da osservare in maniera distinta, uno per uno. Siamo all’interno in questo pezzo del cammino di insiemi naturali amplissimi indifferenziati, sia esso una foresta, il Bosco della Posta e, ai suoi margini, quello di Collemeluccio, sia una prateria, o meglio due, quella della Piana di S. Mauro e quella di Staffoli, nell’ordine in cui le si è elencate. All’inizio la distesa boschiva, dopo la distesa erbosa. Non c‘è più il chiaroscuro delle giornate trascorse e l’occhio si deve saper adattare alle mutate condizioni di luminosità, la superficie boschiva è cupa, le estensioni prative sono inondate di luce. Per quanto riguarda la capacità di orientamento, tema centrale parlando di escursioni, è da dire che nelle masse boscose e nelle entità prative ambedue tanto estese, il camminatore odierno rischia di smarrirsi se non ci fosse il filo conduttore del tratturo da seguire, a differenza che nel passato quando i nostri progenitori avevano maggiore confidenza con tali situazioni ambientali, per certi versi estreme. Un’ulteriore annotazione relativa a questa tappa è in riguardo alla pratica dell’escursionismo ed è la seguente: uno dei motivi per cui la transumanza la si fa in certe stagioni tra le quali non c’è l’inverno è il fatto che i rilievi montani, tipo quello altomolisano, nel periodo invernale si coprono di neve e i fiumi, in verità uno, il Trigno, ingrossano (anche se ci sarebbe il vantaggio della caduta dalle piante delle foglie, stiamo in boschi di latifoglie perché sfioriamo solo Collemeluccio con i suoi celebri abeti bianchi, e quindi di migliore visibilità del tracciato). È ormai da tempo che ci siamo lasciati alle spalle Pietrabbondante, o meglio in basso, così come in basso è Carovilli, la meta odierna, essendo questa l’unica tappa in cui l’itinerario si sviluppa più in alto rispetto agli insediamenti umani; trovandoci a metà tragitto allorché si giunge sul ponte S. Mauro è necessaria una sosta nell’agriturismo omonimo.

Non vi sono, infatti, altre strutture ristorative e ricettive lungo il tratturo, il Celano-Foggia il quale, è un suo connotato, corre discosto dai paesi, a differenza del Castel di Sangro-Lucera seguendo il quale, nelle due tappe in cui lo si percorre, oltre ai punti di partenza e di arrivo si tocca sempre, e sempre nel mezzo, un altro centro abitato che diventa per noi un’occasione per fermarsi brevemente (i borghi, è la regola, sono equidistanti fra loro). Non vi sono neanche case sparse che invece ci sono tra Salcito, Bagnoli e Pietrabbondante e ciò perché i due sistemi ecologici che caratterizzano l’area, la foresta e la prateria, non ammettono nel loro seno presenze antropiche. Come abbiamo visto i boschi (il complesso Bosco della Posta, dove c’è anche la chiesa romanica di S. Lucia alla Posta, appena un po’ discosta dalla direttrice del nostro cammino, e di Collemeluccio) e i prati (S. Mauro e Staffoli) sono le componenti dominanti dell’ecosistema e ciò rende la presente tappa completamente diversa da tutte le altre, come se il trekking avesse cambiato aspetto, da agreste a montano. Invero, non ci si accorge pienamente di essere in altura se non nel momento in cui occorre intraprendere la ripida discesa che porta a Carovilli. Solamente allora ci si rende conto che prima si era stati in una piana sospesa sulla vallata, che in direzione di Carovilli è quella del fiume Tirino, sottostante. È talmente scosceso il pendio che fu necessario un rimboschimento per evitare lo scivolamento del terreno sulla storica ferrovia Carpinone-Sulmona, la quale venne protetta in corrispondenza del fianco del rilievo cui si accosta anche con una galleria artificiale, simile a quelle paravalanghe, che l’escursionista ha sotto i propri piedi quando giunge a Fonte Curelli in agro di Carovilli, senza che neppure se ne accorga.

(Ph. F. Morgillo-Gregge al pascolo)

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