Reportage dal tratturo – 6 Da Civitanova, Valle del Trigno, a Torella, Valle del Biferno

Il cambiamento del bacino idrografico è per assecondare il Castel di Sangro-Lucera che scende verso sud mentre nella tappa iniziale avevamo seguito il Celano-Foggia verso nord cioè nel verso opposto a quello che indicherebbe il suo nome perché Foggia è al meridione e Celano al settentrione. Così ha voluto il CAI di Campobasso nel pianificare il trekking
di Francesco Manfredi-Selvaggi
Il tratto finale del tratturo che ieri ci ha condotti a Civitanova serve oltre che allo spostamento del bestiame dall’Abruzzo alla Puglia, dunque transumanza, anche all’alpeggio sulla Montagnola, il massiccio montuoso che sovrasta il paese e che chiude gli scorci visivi che si aprono in tale direzione nel tragitto della quinta tappa, il fondale delle vedute da questo lato per i camminatori. In questo ambito è ancora viva la pastorizia e i Colantuono di Acquevive di Frosolone, vicinissima a Civitanova, sono gli ultimi transumanti della regione. Ci si incammina, dunque, avendo di fianco la Montagnola la cui vista ha sostituito quella dei monti dell’alto Molise che hanno dominato il paesaggio finora. Nella quinta tappa, poiché è la penultima e, quindi, il grosso è stato fatto, non c’è più quella frenesia naturale di arrivare in fretta dei giorni d’esordio, si può, cioè, indugiare un po’ sui blocchi di partenza. È consentito ritardare l’avvio per fare qualche riflessione a cominciare da quella che Civitanova è un comune interessato dal passaggio di ben due tratturi, il Celano-Foggia e il Castel di Sangro-Lucera, il secondo dei quali oggi noi seguiamo. Si tratta dei due tratturi centrali nella maglia tratturale che innerva il Contado di Molise (il Centocelle-Montesecco e L’Aquila-Foggia sono esterni ad esso, alla vecchia delimitazione della regione).
Tutte le piste tratturali convergono verso il breve tratto dell’asta fluviale del Sangro che ci separa dall’Abruzzo e, pertanto, avvicinandosi a questa si avvicinano tra loro facendo sì che nel medesimo territorio comunale, di Civitanova, Pescolanciano, ecc. insistano più tratturi, in verità semplicemente due. In tali ambiti le piste tratturali condizionano fortemente la configurazione paesaggistica dei luoghi sia perché “segni” di considerevole larghezza ben distinguibili per la loro linearità sia perché vengono a costituire una cesura nel tessuto agricolo e forestale, oltre che della trama viaria in quanto le strade non potevano interromperle, l’unica via carrabile ammessa sul demanio tratturale è la Via Regia che ne è al centro. Adesso è improcrastinabile ripartire anche se, lo si confessa, piacerebbe rimanere altro tempo a Civitanova e, del resto, giunti al quinto giorno si avverte una certa stanchezza. Se questa con la parrocchiale dedicata a S. Silvestro in cui è venerato S. Felice, le sue reliquie, e con il palazzo baronale è stata una piacevole sorpresa, si è sicuri che ulteriori bellezze da vedere ci riserverà il prosieguo (secondo il detto “il buon giorno si vede dal mattino”).
A dire la verità è un go and stop perché immediatamente dopo aver lasciato l’abitato, alle sue porte, si invita ad una breve digressione verso il monastero d S. Brigida, segnalato da lontano dal suo campanile, ricordato negli antichi documenti con la denominazione “de iumento albo”, la cui localizzazione si deve proprio alla vicinanza con il tratturo, la strada del passato sulla quale hanno viaggiato abati, pellegrini, artisti e circolato le idee. Ai benedettini si deve la rinascita della vita sociale nei secoli bui dell’alto medioevo. Ora si è pronti davvero per il viaggio a piedi, quello che stiamo per fare noi, alla stregua di moderni chierici ambulanti. L’escursione ci condurrà in serata a Torella, all’identica quota di Civitanova per cui i dislivelli che pure sono notevoli, dovendo passare per Duronia il quarto comune più alto della provincia di Campobasso, si annullano.
Ci si incammina per una stradina campestre anche se la traccia a terra non serve perché la direzione del tratturo la si intuisce facilmente: è l’energia della linea, la sua assoluta determinazione di voler andare in Puglia, a indicarti la traiettoria da seguire. La salita inizia quasi subito, lasciata Civitanova nel Largo della Fiera, pure della transumanza, (dopo ovviamente aver aspettato chi ha fatto la piccola deviazione per visitare S. Brigida). Si attraversa una fascia agricola periurbana, sede privilegiata di piccole vigne e orti rigorosamente recintati per prevenire i danni da cinghiale. Si supera l’ottocentesco “casino” Cardarelli, della famiglia del celebre medico, e appena passata una stele commemorativa di un pastore morto durante la transumanza, presso cui è d’uopo deporre un fiore, ci si inizia a inerpicare. Il tratturo nonostante l’erta che deve scavalcare conserva la sua rettilineità, senza deflettere come invece fa la strada “rotabile” che con numerosi tornanti ne segue il tracciato fino a raggiungere il valico prossimo a Duronia; in effetti, in linea d’aria, che è, poi, la linea del tratturo, Civitanova e Duronia sono molto meno distanti che mediante la via carrabile. Sicuramente la meta a lungo raggio della direttrice tratturale è il Tavoliere, ma a breve raggio è quella sella che separa il nucleo urbano di Duronia dalla sua Civita, un’emergenza rocciosa riconosciuta Sito di Importanza Comunitaria.
Il tratturo sceglie nella sua ascesa una striscia di terreno più stabile, evitando superfici che qui, dato il substrato geologico di tipo argilloso assieme all’acclività, sono soggette a fenomeni erosivi i quali potrebbero accentuarsi in occasione di piogge intense a causa del pascolamento delle greggi che riduce il cotico erboso. Le uniche fasce di questo versante che non sono boscate sono quelle a frana, una lingua molto evidente, e quella in cui si sviluppa la pista tratturale, mentre sopra, una volta conclusa l’ascensione, si apre di fronte a noi un paesaggio completamente nuovo, di tipo prativo, fatto di spazi aperti. Quel passaggio obbligato di cui si è detto è una specie di portone che si spalanca su contesto percettivo differente: abbiamo lasciato l’Alto Molise e siamo entrati nel Medio. Per quanto riguarda il bosco è da aggiungere che stupisce il vedere gli appezzamenti forestali sotto, salvo la pineta di Duronia, e le parcelle di terre coltivate sopra, siamo abituati a immaginare il contrario; il tratturo che non è un manufatto, cioè fatto dalla mano dell’uomo, bensì ha il sedime forgiato dal passaggio ripetuto, per millenni, delle bestie, si confonde con i campi. Abbiamo fatto tutta una tirata per giungere qui su per cui è d’obbligo una sosta a Duronia, altro ridente paesello, bell’agglomerato di origine medioevale un tempo la Civitavecchia da cui deriva Civitanova; non siamo ancora per lunghezza a metà percorso, ma per fatica si. È una tappa che ha come motivo di interesse peculiare quello della visita ai borghi, Civitanova, Duronia e Torella nell’ordine, posti in comunicazione fra loro dalla pista tratturale, una congiunzione tra insediamenti abitativi e tratturo che è caratteristica del Castel di Sangro-Lucera. Bisogna, poi, osservare che i centri ubicati lungo tale asse sono, su per giù, equidistanti fra loro e che la distanza che li separa è contenuta per cui si hanno diverse strutture di appoggio. Vale la pena fare un’ulteriore annotazione che è la seguente: il salto altimetrico complessivo del cammino, che abbiamo detto essere pari a zero, sia che lo si faccia partendo da Civitanova, sia all’incontrario, da Torella, nonostante che Castel di Sangro e Lucera, i punti terminali, siano, rispettivamente, in montagna e in pianura. A rivelarci la ragione del rapporto stretto tra i nuclei insediativi e l’asta tratturale è il castello di Torella (che in quanto a traguardo visivo indicante la fine del percorso odierno è preceduto dal serbatoio dell’acquedotto, un po’ discosto dal paese) il quale pare stare proprio lì, con la sua mole, a controllo della transumanza.
Il maniero turrito è affiancato, e ciò succede spesso, dalla chiesa parrocchiale cui si accede passando sotto il campanile, e ciò succede assai raramente, a costituire un polo di riferimento, civile e religioso, della comunità, e di questa sorta di compenetrazione ci interessa sottolineare soprattutto la presenza nella chiesa di una statua della Madonna della Transumanza che ci illumina sul legame tra il paese con il suo castello e il tratturo.







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