«Luci e eclissi»

La nuova raccolta di versi di Alessandro Fo per Einaudi
di Giovanni Petta
La nuova raccolta di poesie di Alessandro Fo si apre con la consapevolezza profonda della piccolezza del Pianeta e dell’Uomo di fronte alla grandezza metafisica dell’Universo e di chi lo ha creato e lo governa. Di fronte all’immagine di un edificio sacro, in un villaggio di una baia thailandese… “Chissà come lo vede, là dov’è, Dio… / Se gli fa effetto, che da lì si levino / preghiere e canti di venerazione. / O, invece se, un po’ intenerito, / sorride all’infinita piccolezza / di costruzioni e voti degli umani.”
La poesia di Alessandro Fo emoziona, indaga e conforta. L’emozione scaturisce naturalmente, senza sforzo alcuno, perché i versi di questa raccolta – così come tutta la poesia del nostro – nascono dall’osservazione della materia umana che si dispiega nella quotidianità, della sostanza, fatta di incontri e silenzi, di dialoghi e solitudini, in cui l’autore trova facilmente riflessi di luce angelica.
È ricerca continua di prove e testimonianze del bene contenuto nel cosmo, spesso solo da disvelare; è raccolta e catalogazione di messaggi che sembrano arrivare da un infinito che sa di penombra, da una parte il sentimento della resa di fronte agli ostacoli dell’esistenza, dall’altro la luce, chiarori di speranza; è l’infinito, fatto di religione e umanità, che il poeta racconta da anni: “Camminando, osservavo la mia ombra. // Possibile, là dentro quelle forme, / stia il mio pensiero, l’essere, le cose / che sto facendo, che progetto, i giorni, / i dolori passati, i sentimenti?…”
La poesia di Fo conforta perché coinvolge le persone, amate solo perché incontrate, nella rete di umanità osservata, fotografata in versi e a volte persino creata, e lo abbraccia. E per ognuno trova un ruolo nella rappresentazione esistenziale delle cose e dei fenomeni. A ognuno consegna un premio per ciò che fa, per il compito che svolge tra gli altri o per la sopportazione dignitosa della propria solitudine. C’è un riconoscimento persino per chi si trasferisce, per motivi economici, da una casa di riposo all’altra… per la compostezza con cui compie l’atto; un premio addirittura per chi salva dall’oblio i disegni fatti al muro da bambini ormai adulti, ritrovati sotto la carta da parati…
La poesia di Alessandro Fo è sempre stata attenta alle piccole cose. Alle piccole cose di ottimo gusto. Perché non c’è niente che perda eleganza, pur nella sua apparentemente inutile esistenza, se si muove e si propone con sobrietà, se partecipa la sua essenza con profondità e rispetto, se accetta la vita, a volte dolorosa, senza rassegnazione ma, allo stesso tempo, senza disperazione.
In «Luci e eclissi» gli oggetti e i gesti semplici osservati hanno contorni più definiti che in passato, come rilevati da un occhio ormai allenato a tale operazione di recupero. Fo solleva dalla trasparenza, spinge verso la riva, si mette accanto e accompagna i fenomeni umani che andrebbero perduti per sempre. E scrive con così tanta empatia che le parole degli anziani, i desideri dei detenuti, i cari che non ci sono più… tutto sembra sempre essere avvicinato con un inchino, con un sorriso, con rispetto…
Un’altra specificità di questo lavoro – l’autore l’aveva già mostrata nelle pubblicazioni precedenti – è la straordinaria capacità di fare poesia civile senza mai allontanarsi dalla poesia, quella che emoziona. I suoi versi raccontano la contemporaneità, l’umanità che si eclissa subendo le decisioni dei gruppi di potere sempre più ristretti, che patisce le scelte politiche che appaiono sempre più incomprensibili e fredde… I suoi versi sono, lucidissimi, in tale marasma di involuzione, urlano una richiesta di giustizia, ma non diventano mai manifesto politico, non hanno alcuna intenzione di descrivere un fenomeno sociale. La poesia di Fo è poesia civile liricissima perché non riflette sui problemi ma si ispira agli uomini, alle persone, che vivono quei problemi e che di quei problemi spesso sono vittime.
Cura e dignità, infatti, sono le altre due parole importanti per raccontare «Luci e eclissi». Fo si prende cura degli ultimi e difende la dignità di coloro che sono sul punto di perderla, di coloro che rimangono in equilibrio precario tra l’umanità e il niente.
E, finalmente, solo per un attimo, trova un refrigerio anche per sé: “Enzo Mazza, Canali, Ripellino, / Gherardini, Maretti Tregiardini, / Giovanni Orelli, Anna Elisa De Gregorio / alla mia vita han fatto compagnia, / le han dato un senso. / E so che per qualcuno / (pochi? Che importa?) anche il poco che ho scritto / ha dato luce e senso a qualche istante, / ha fatto sí che vi si ritrovasse / con commozione una vita fra tante…”
_____________________________
Alessandro Fo, Luci e eclissi, Einaudi, Torino, 2026, pp. 11









0 Comments