Anche se la chiesa non è a croce latina vi è sempre il transetto

Tra le componenti dello spazio in un edificio di culto vi sono l’aula o navata, il presbiterio, l’abside e pure, immancabilmente, il transetto, non se ne può fare a meno. Vediamo il caso della Parrocchiale di San Massimo

di Francesco Manfredi-Selvaggi

L’aspetto che colpisce subito l’osservatore è il raggruppamento ovvero addirittura l’affollamento delle raffigurazioni scultoree in prossimità dell’altare maggiore mentre le raffigurazioni adesso pittoriche sono poste lungo le pareti dell’aula, è una chiesa ad aula, ha una sola navata non tre come la precedente chiesa parrocchiale distrutta dal terremoto del 1805. Le statue sono collocate ciascuna in una nicchia e ciò lo si sottolinea perché le mette in contrapposizione a quelle che sono state aggiunte recentemente le quali sono poste su, diciamo così, piedistalli e dislocate qua e là, senza un ordine preciso, nello spazio sacro. Le nicchie sono 6, delle quali 2 sono più grandi delle altre e stanno, le sole, in posizione frontale rispetto allo spazio chiesastico. Le ulteriori 4 sono, a 2 a 2, situate nelle pareti laterali, s’intende sempre nelle vicinanze dell’altare maggiore. Le 2 nicchie che stanno in fondo alla chiesa, prima abbiamo detto frontali, con le relative statue sono ben visibili fin dall’entrata alla stessa: esse “chiudono” insieme all’altare maggiore con il quadro che lo sormonta e il finestrone ovale dell’abside le prospettive che si “aprono” dall’ingresso.

Dunque, è necessario che tali nicchie siano “incorniciate”, dotate di una cornice, peraltro elaborata, che le altre non hanno, poiché in bella mostra; le nicchie predette hanno alla base un davanzale sorretto da mensole “inginocchiate”, una particolare tipologia di mensola ideata da Michelangelo. Ci si stava quasi dimenticando di dire che queste 2 nicchie per essere esibite, essere viste in maniera distinta da lontano, devono stare in alto ed, in effetti, sono situate ad un’altezza superiore, anche se non di molto, a quella del resto delle nicchie. Il livello al quale sono state scavate, letteralmente, le 2 nicchie che ora definiamo isolate in contrapposizione a quelle messe in coppia, è stato determinato anche dal fatto, in effetti, che esse sormontano le 2 porte, una per lato, ai lati dell’altare maggiore che introducono al campanile e alla sagrestia, passaggio che va assicurato evidentemente. La restante parte delle nicchie è più in basso, ciò lo si è detto e ora si aggiunge che nel tratto di muro che le separa da terra sono ricavati 2 arconi molto ribassati, sempre uno in un lato, l’altro nell’altro, simili a loculi, termine quanto mai appropriato per quello a destra, guardando dalla navata, dell’altare maggiore, in quanto contiene l’urna di Gesù Morto. L’annotazione che ora si sta per fare riguarda la generalità delle nicchie ed è che ci si sarebbe potuti attendere la presenza di altari, minori, in corrispondenza delle stesse, sottostanti alle stesse e, invece, non ci sono; di certo, comunque, sono troppo vicine per avere 2 altari separati sarebbe stato strano, davvero inconsueto, avere un altare sottoposto a 2 nicchie, dedicato a 2 santi, ovvero un unico altare per le nicchie accoppiate.

La questione degli altari o, se si vuole, degli altarini non è una mera eventualità, sarebbe stato corretto liturgicamente parlando che ci fossero, la loro presenza è consueta, inevitabile, costante nella fascia conclusiva della navata, per capirci dove si trovano le nicchie abbinate. Infatti, questo è il luogo del transetto che per limitato che sia si è tenuti a predisporre in un’architettura religiosa; l’unico modo per riconoscerlo nel caso in esame è proprio il contrasto che si ha tra tale settore dell’aula o sala che dir si voglia e la restante parte della stessa, differenziazione ottenuta concentrando qui la statuaria, in giro per la rimanente porzione che è la quasi totalità della chiesa vi sono solamente dipinti. In genere è assai più marcata questa differenza tra gli spazi con il transetto che ha la sagoma sporgente dalla pianta dell’edificio di culto la quale pianta assume la classica forma a T che rimanda alla croce cristiana. Qui invece le nicchie accoppiate sono allineate al filo delle pareti laterali dell’aula che è, poi, una sorta di quadreria, una speciale galleria di opere pittoriche ovviamente a carattere religioso.

Ciò che distingue il transetto dall’aula nella nostra chiesa è la quota di imposta perché il transetto è rialzato, unicamente 2 gradini in verità, rispetto alla quota della sala. Il transetto e il presbiterio contrariamente a quanto si verifica abitualmente hanno lo stesso, esprimiamoci così, piano di appoggio, a differenziarli vi è solo la balaustra che delimita l’area destinata allo svolgimento delle funzioni rituali, d’altro canto occorre lasciare libero il transito per la torre campanaria e il locale della sagrestia. Forse è pedante, ma lo si fa lo stesso, evidenziare che questa minima gradinata, il pulpito che si erge nel centro della navata, il fonte battesimale che è su una base alta 15 centimetri e il soppalco sul quale si trova l’organo conferiscono, con varie intensità, una qualche movimentazione in verticale dello spazio della chiesa altrimenti dominato da una assoluta orizzontalità.

Le superfici piane di questa architettura religiosa, quindi le cose orizzontali sono il pavimento e il soffitto, per quanto riguarda quest’ultimo non è qualcosa di consueto. Nella parrocchiale di San Massimo si è rinunciato ad utilizzare la chiusura superiore dell’aula, è un solaio realizzato con una tesa unica oltre che estesa, quale supporto per immagini edificanti, come avviene per le coperture voltate; si è, cioè, abbandonata l’usanza in voga in età barocca di dipingere le volte, continuata pure dopo, vedi la copertura affrescata nella chiesa della vicina Pettoranello del pittore Raffaele Gioia poco prima del tremendo evento sismico del 1805 durante il quale l’artista trovò la morte nella sua casa di San Massimo.

ph. Chiesa parrocchiale di S. Massimo

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