Il Molise di levante e il Molise di ponente

Queste due parti della regione hanno caratteristiche orografiche differenti e la differente morfologia dei luoghi condiziona anche lo schema della viabilità, una rete viaria indirizzata in senso ortogonale alla costa nella sezione orientale della regione e in senso sud-nord in quella occidentale
di Francesco Manfredi-Selvaggi
Il Molise in effetti può essere diviso in due parti coincidenti con le due province, forse in maniera fortuita perché la suddivisione in ripartizioni provinciali risponde a logiche amministrative non per forza legate alla specificità dei luoghi. Una divisione che non si basa sulla distinzione tra versante tirrenico e quello adriatico, la prima che verrebbe in mente a chi vuol spartire il Molise in due, in quanto va ricompresa nella zona, tra le due che si vanno a proporre, che sta più ad occidente non solo il bacino del Volturno, fiume che sfocia nel Tirreno, il mare che è ad ovest pure la porzione iniziale del distretto idrografico del Trigno le cui acque vanno all’Adriatico, distesa marina che è ad est. Una differenziazione dunque, che ci si è fatti scoprire in precedenza, tra l’area occidentale e quella orientale della Regione legata alla morfologia del territorio come vedremo abbandonando quella connessa all’altitudine la quale porta alla classificazione, usuale e ufficiale, di Alto, Medio e Basso Molise. Chiarito quali sono i due settori differenti distinti in base all’orientamento rispetto ai punti cardinali nei quali si vuole frazionare la superficie regionale si è pronti per chiarire altresì cosa si intendeva quando si è fatto riferimento all’andamento morfologico. Il primo che si prende in esame è quello posto ad est dove si riconosce la scansione dell’ambito territoriale in vallate a sviluppo su per giù rettilineo, perpendicolari alla linea di costa, parallele fra loro e con il fondovalle avente una pendenza contenuta. Nel pezzo di Molise, così come lo si è individuato, che si trova ad ovest, le valli che sono quelle del Volturno, del Vandra e l’alta valle dl Trigno, sono sostanzialmente orientate in senso nord-sud, quindi ortogonali a quelle dell’altro pezzo; tali vallate non sono dritte, se non a tratti, bensì disegnano ampie curve. Sarà per tale motivo, la forma curvilinea, se molto probabilmente non si è pensato di realizzare nel fondo di queste valli arterie in piano simili a quelle che solcano le valli del Molise per così dire di levante. Non è che la viabilità del Molise adesso di ponente non sia stata ammodernata è solo che si è proceduto, l’obiettivo è sempre quello di assicurare percorrenze quanto più dritte possibile, mediante viadotti e gallerie, opere d’arte non presenti nella Bifernina e nella Trignina da Sprondasino in giù, distaccando il tracciato dall’alveo che abbiamo detto è curvilineo per configurare delle rette. Le strade tra i due predetti comprensori del Molise sono differenti anche per finalità in quanto quelle della fascia orientale appaiono ad uso esclusivo della comunità molisana, non sono cioè segmenti di percorsi stradali extraregionali come si intenderebbe fare della Bifernina trasformandola in una porzione, la più consistente, di un’autostrada che collegherebbe il Tirreno all’Adriatico (in verità la candidata sarebbe dovuta essere la Trignina in quanto si sviluppa nel tratto più stretto della Penisola ma tant’è). Nel discorso fatto non si è fatto cenno all’autostrada Adriatica che risponde ad interessi soprattutto nazionali piuttosto che regionali. Al contrario il sistema viario che insiste nel quadrante occidentale, direzionato in senso settentrione-meridione, è propriamente una viabilità di transito, perciò a servizio pure di realtà regionali viciniori. Lo accenniamo brevemente: l’odierna Fondovalle Volturno era la mitica Via degli Abruzzi che congiungeva le province abruzzesi a Napoli, la capitale del Regno; nel finale dell’epoca borbonica la direttrice di collegamento tra l’Abruzzo e la città partenopea divenne la Isernia-Castel di Sangro con l’arteria storica oggi adibita al traffico dei locali, affiancandovi ad essa una moderna superstrada che velocizza le comunicazioni con la terra abruzzese permettendo, tra l’altro, ai napoletani di raggiungere in maniera rapida le rinomate stazioni sciistiche ubicate nei monti d’Abruzzo. Nella versione precedente, ma declassata da statale a provinciale, che ricomprende la salita del Macerone essa ha visto il passaggio di tappe del Giro d’Italia a testimoniare che essa non rispondeva a interessi localistici bensì dell’intera Nazione. La Isernia-Castel di Sangro originaria coincide con il tratturo Pescasseroli-Candela il quale anche ha un respiro sovraregionale essendo la pista delle pecore in movimento tra Abruzzo e Puglia e viceversa con il Molise come spazio da attraversare; la Isernia-Castel di Sangro poi si sovrappone in età romana alla Via Numicia percorsa dalle legioni dell’Urbe inviate nel Sannio per sopprimere le frequenti rivolte e da alcuni studiosi considerata un’alternativa alla Via Appia per andare in Apulia. Ci sarebbe poi la strada per Pescolanciano-Carovilli-Vastogirardi-S. Pietro Avellana da cui si entra in Abruzzo e la statale Istonia che come dice il nome stesso finisce a Vasto non prima di aver toccato Agnone. Che strana sensazione che prova chi è abituato a percorrere le fondovalli del Molise orientale tendenzialmente pianeggianti o in lieve declivio e subito dopo si trova a seguire il complesso viario del Molise occidentale con strade che risalgono i rilievi montagnosi, superano valichi, il più celebre è quello di Rionero Sannitico, si muovono sopra dorsali, scavalcano valli fluviali incassate, veri e propri effetti speciali che rendono speciale la percorrenza, sorprendente, non scontata, stimolante per il progettista chiamato ad immaginarle quali “strade panoramiche”.





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