Il Molise dei veleni petesciani. Dal cazzaro spettacolare al nemico del popolo.

di Giuseppe Tabasso

Tutti possono intimare il silenzio a un cane. Nessuno può farlo a un essere umano e tanto meno a un giornalista con aggravante ingiuria. Lo vieta l’art. 21 della Costituzione, l’etica professionale, il codice deontologico dell’Ordine dei giornalisti e la buona creanza.

La recidiva Petescia mi dedica una nuova invettiva. Nella prima mi aveva zittito con epiteti come “cazzaro spettacolare”, ora la sua ira funesta cambia registro e passa dalla categoria dei cazzari da zittire a quella dei nemici del popolo. E così, da genuina populista di destra, mi rivolge la più classica e deteriorata delle contumelie. “Sei un intellettuale di sinistra radical chic, uno snob pseudo comunista con puzza sotto al naso”. Perfino Salvini si guarderebbe oggi dall’usare una roba così trita e banale. Quasi quasi me ne faccio un vanto con le mie amate Sardine.

Quanto allo chic figuratevi se posso competere col glamour di Sua Emittenza, che mi gratifica pure di una “presunta superiorità culturale” talmente presunta che per me stesso è del tutto improbabile. Inoltre mi attribuisce, con pelosa e disinformata magnanimità, una pensione “dorata” e una “brillante carriera”. Peccato che mi siano state entrambe precluse per non aver mai avuto tessere di partito. Ho quindi coniato il metaforico appellativo di “Erdogan in gonnella” per chi mi vedeva meglio in un ospizio per giornalisti scomodi, che per la destinataria non era uno scongiuro ma il frutto di un mio “solito delirio di onnipotenza”. Una esperta in materia avrebbe dovuto sapere che alla mia tarda età funziona solo l’impotenza.

Soffrirei a pensare che uno solo dei redattori di Telemolise possa condividere la vittimistica falsificazione che la loro direttrice fa, a fini promozionali, del mio intervento, sintetizzato così: “Teletrimurti (cioè noi) possiede il primato perché è una tv tribale, cafona, grezza e dialettale. Il tutto accompagnato dalla mia foto” (come dire che in un contesto tribale e cafone l’inserzione di una sua foto è una bestemmia.)

In effetti uno dei grossi problemi della nostra terra sta proprio nel primato posseduto dalla Teletrimurti (cioè noi). E cioè il controllo dell’informazione detenuto dell’eterno trio Patriciello-Pallante-Ricci che domina la politica molisana senza validi contraltari, incluso quello della Rai. Perciò, guai a parlarne e toccare certi argomenti (tipo la soppressione della non allineata rubrica “Moby Dick). Meglio allora silenziare problemi di potere e buttarla in vacca sulla diatriba linguistica. Punto, et de hoc satis, per dirla da presunto intellettuale.

Postilla – La mia reazione alle offese della Petescia è stata letta da un numero inaspettato di persone alle quali devo un grazie sia per la solidarietà espressami che per i tanti commenti. Non posso rispondere a tutti ma solidarizzo col signor Zukov che, per avermi difeso, ha subito aggressioni verbali, e alla signora Fraracci cui rivolgo delle osservazioni. Lei scrive che “si è passati al gossip e all’insulto reciproco”. 1) Gossip? La mia era solo l’analisi interpretativa di un dato statistico. 2) Reciproco insulto? Il concetto di reciprocità è semplice: uno riceve un ceffone, l’altro lo restituisce. Ma non si può essere neutrali e non distinguere tra offensore e offeso. Sulle ipotesi tecniche, organizzative e culturali della mia analisi accetto, anzi auspico ogni critica, non ceffoni. 3) Lei parla poi di “uno spaccato trasformato a mezze faide che non fa bene al territorio”. Che le faide politiche facciano male al territorio è un’ovvietà; che un mio articolo abbia aperto uno spaccato me ne faccio un vanto, ma che lei mi accomuni alle faide è, mi scuso se lo dico alla Petescia, è una “spettacolare cazzata”.

Giuseppe Tabasso153 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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