La land art ma anche l’urban art

Sono espressioni artistiche riconducibili ad un’unica categoria perché entrambe si integrano con l’ambiente in cui
sono collocate, sia esso rurale che urbano. La definizione che le ricomprende è Ambient Art

di Francesco Manfredi Selvaggi

Già la land art propriamente detta è ricca di numerose varianti le realizzazioni dipendono oltre che dalla volontà espressiva dei singoli autori dalle specificità dei siti in cui si inseriscono, ma se a questa si aggiunge l’arte urbana allora le manifestazioni nelle quali l’arte all’aperto, l’insieme delle due arti sopradette, si invera diventano di quantità pressoché illimitata. A Casacalenda dove vi sono tanto creazioni di land art, ovviamente nell’agro, quanto di arte urbana, cioè cittadina, ve n’è un autentico campionario. Noi, però, per illustrare tale ampia diversificazione tra tali opere non partiremo da qui bensì da un altro comune, S. Giuliano di Puglia. In questo centro così gravemente colpito dal terremoto del 2002 è nato il Giardino della Memoria per ricordare i bambini e la loro maestra uccisi dal crollo della
scuola. Il progetto consiste nella “piantagione”, sono effettivamente piantati, di steli artificiali, una sorta di canne, non naturali simboleggianti le vittime i quali ondeggiano mossi dal vento. È da dire che la progettazione ha quale fine il compianto delle vite umane perse e nello stesso tempo la celebrazione del vento che è una forza della natura, un elemento vitale. Di quest’ultimo non si sente il rumore che è solitamente prodotto dalla spinta che esercita sulle fronde degli alberi, gli steli poiché non hanno foglie non si oppongono alle folate di vento, le assecondano piegandosi. È una scena muta in quanto manca l’acustica, è uno spazio silenzioso come si conviene ad un luogo di meditazione. Manca pure il canto degli uccelli mancando le piante sui cui rami poter fare i nidi. Ciononostante l’effetto anche senza il
sonoro è di un posto animato. Gli steli che di sera si illuminano, sospinti dalle raffiche o semplici aliti di vento dondolano fanno pensare a qualcosa di organico se non di vivente, è viva la memoria delle persone defunte.

Il vento, dunque, come materiale progettuale. Si ripete, le opere di ambient art siano esse collocate nel paesaggio, siano esse situate nell’ambito urbano sono differenti fra loro, non ve n’è una uguale all’altra, sono degli unicum proprio come questo Giardino di S. Giuliano di Puglia. Tornando a Casacalenda che si è detto è caratterizzata dalla presenza di espressioni sia della land art sia di arte urbana, vediamo ad un tempo opere spettacolari (il Poeta, l’uomo di pietra alto 9 metri nel bosco) che creazioni discrete (le alzate colorate con colori differenti dei gradini di una scalinata nel nucleo abitativo), si è andati dall’enorme al minuto, una grande divaricazione dimensionale fra le opere. Lasciando
nuovamente Casacalenda e ponendoci rasoterra, cioè al livello del terreno troviamo anche a questa quota, quota zero, forme minimali di land art, le lucine proposte per illuminare il percorso pedonale che conduce al castello di Roccamandolfi, e di arte urbana, la targa metallica applicata sul marciapiede antistante la casa dove abitò Giuseppe Tucci un campobassano deportato in un campo di concentramento nazista. Ci intratteniamo ora sui monumenti classici nonostante non siano in stile contemporaneo che è quello adottato normalmente nelle opere di arte urbana; in verità c’è un’eccezione a questo riguardo ed è la scultura in piazza XX Settembre a Isernia, una persona stilizzata con le braccia alzate per implorare pietà o secondo una diversa interpretazione per proteggersi dal bombardamento.

Quasi ogni comune ha il suo Monumento ai Caduti, finanziato dai concittadini, oggi per la gran parte
decontestualizzati a causa dell’eliminazione degli alberi ognuno dedicato ad un soldato perito in guerra facenti parte di Parchi e Viali delle Rimembranze, l’unico rimasto è quello del capoluogo regionale. Le amministrazioni comunali, ad eccezione, lo si ripete, di Campobasso, hanno nel tempo tolto tali alberature per far posto a parcheggi, spazi-giochi, ecc. Di personaggi celebri il Molise ne ha avuti molti ma pochi hanno avuto l’onore di aver avuto riprodotta la propria immagine in bronzo e in marmo, materiali che garantiscono una durata perenne. Solo Gabriele Pepe tra questi è a figura intera, degli altri si è fatto solo il busto; i mezzobusto vanno da Antonio Cardarelli, Luigi D’Amato e Francesco D’Ovidio nella città- capoluogo a Enzo Selvaggi a S. Massimo per citare un comune grande e uno piccolo.

Invariabilmente come succede per i Monumenti ai Caduti essi ricadono in un giardinetto. Più che con le immagini
scultoree le personalità di rilievo sono “omaggiate” con lapidi le quali sono più facili da rimuovere in presenza di un cambio di umore come è successo per quella dedicata a Titina Maselli a Pescolanciano. I monumenti oramai storicizzati perché la maggioranza ha ormai superato il secolo di vita parlano ancora oggi a noi poiché rimandano a valori tutt’ora condivisi, in primis l’amore per la Patria. Pure la statuaria religiosa negli spazi urbani, a onor del vero scarsissima numericamente nella nostra regione la quale rivela una laicità non proprio scontata, tende a posizionarsi anch’essa in aiuole, la statua dell’Immacolata che sta lungo la favolosa scalinata di Trivento in un microgiardino recintato, che rimandano all’immagine che ci portiamo dietro dell’Eden, in infinitesimo di certo.

(Ph. F. Morgillo-Land Art a Casacalenda)

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