Il Matese e il mito della frontiera

Questo massiccio montuoso rappresenta uno dei principali fattori identitari del Molise. Ve ne sono anche altri legati al paesaggio il quale, comunque, non riesce ancora a essere al centro della pubblicità turistica della regione

di Francesco Manfredi-Selvaggi

Il Molise è una terra che deriva i suoi caratteri identitari dalle sue fasce estreme. A conferire identità al territorio molisano sono, non fosse altro che occupano una superficie estesa, le montagne e tra queste principalmente il Matese. Il comprensorio montuoso matesino piuttosto che l’area delle Mainarde perché nel primo si concentrano non solo le valenze naturalistiche, ma pure quelle storiche di questo pezzo d’Italia essendo che tale ambito fu il cuore dell’antico Sannio. La nazione sannita abbracciava tanto il versante molisano di questo massiccio dove vi erano Saepinum, Bovianum ed Aesernia, quanto quello campano dove si trovavano Telesia e Allifae e le bellezze naturali sono evidentemente in condivisione; ciò pone una questione di notevole interesse che è quella se si può essere il circondario maggiormente rappresentativo di una regione nonostante sia in comunione con un’altra. Per inciso, pure le Mainarde sono in comune con altre realtà regionali, che qui non sono una sola, per il Matese lo abbiamo detto è la Campania, bensì ben due, l’Abruzzo e il Lazio e del resto i rilievi montani segnano, specie i più elevati, il confine tra regioni; la pluralità di confinazioni fa pensare ad un territorio “messo all’angolo”, non centrale nella regione.

Ritornando al distretto matesino da cui siamo partiti è chiaro che per la Campania esso non possa costituire l’elemento paesaggistico di interesse primario e quindi affidare ad esso l’immagine di questa grande regione perché vi sono paesaggi che la rendono, di certo, meglio riconoscibile, da quello del Vesuvio a quello della Costiera. Poiché stiamo discutendo di paesaggio è bene far rilevare che se Paestum, Ercolano e Pompei sono di eccelsa importanza archeologica non lo sono dal punto di vista paesaggistico mentre Altilia che ha valore in sé cioè in quanto testimonianza storica ne acquisisce uno superiore dall’essere collocata in un contesto ambientale altamente significativo, perlappunto il Matese, tanto da essere diventato Parco Nazionale; Altilia contribuisce alla formazione della personalità di quest’area sub-regionale rappresentandone una sua anima. Passiamo ad altro sempre in materia di peculiarità dei luoghi: la pregnanza di un posto è differente dall’essenza di quel posto, entrambi concetti, peraltro, collegati a quello di identità, non c’è bisogno di dirlo. L’essenza in riferimento al Molise potrebbe essere la coesistenza in questa pur piccola superficie territoriale di una molteplicità di ambienti, quello collinare del Medio Molise, quello pianeggiante, il Basso Molise, quello costiero e, infine, quello montano di cui si è discusso finora. L’essere pregnante è una faccenda diversa equivalendo a dire un posto con qualità paesistiche addirittura memorabili.

Pregnante è il Matese anche per la sua natura di essere una specie di finis terrae, di areale escluso dalla vita quotidiana dei cittadini i quali lo frequentano solamente nel tempo libero e se ciò è un limite è nello stesso tempo il suo fascino, quasi fosse una terra inesplorata per cui misteriosa, è il fascino della frontiera, il mito americano del Far West. Bisogna sottolineare che nel Molise le configurazioni sono assai sviluppate, a nord c’è il Trigno che ci separa dall’Abruzzo, a sud il Fortore dalla Puglia, i tratti più lunghi. Nessuna, però, ci stiamo riferendo alle predette vallate fluviali, poco più che delle strisce, costituisce una fascia del territorio così ampia, priva di insediamenti umani, poco o per nulla antropizzata come le terminazioni regionali rappresentate dai notevoli complessi appenninici del Matese e delle Mainarde le quali sono delle larghe bande di suolo lasciato allo stato naturale, ostile in qualche modo alla presenza umana salvo che per la pratica della pastorizia e per il taglio dei boschi. Altro che il confine come linea, il famoso “solco dell’aratro” di Romolo! Riassumendo i due concetti espressi in precedenza sono, il primo che il Matese ha una carica semantica forte che lo porta ad essere in grado di rendere riconoscibile la nostra regione, nel quale essa si identifica, il secondo che per tantissimi corregionali è sconosciuto per cui risulta affascinante. Nonostante quanto esposto il Matese non rientra tra i brand pubblicitari scelti dall’amministrazione regionale, nella propaganda turistica nostrana non ha un ruolo di primo piano. Qui non si è mai puntato sul paesaggio quale elemento, gli scenari visivi maggiormente accattivanti, per attrarre i visitatoti.

Non si verifica ovunque così, la Toscana fa leva molto come richiamo per i turisti sullo stereotipo del viale agreste contornato di cipressi che raggiunge una casa colonica posta in cima al colle. Addirittura il paesaggio toscano è diventato sinonimo del paesaggio italiano tout court. Scendendo nel piccolo le gravine lucane compaiono nei depliants propagandistici di quella regione, per i calanchi molisani non succede altrettanto. Non si può pretendere è ovvio che le formazioni corsiche matesine competano con i fiordi norvegesi nella pubblicità dei luoghi ma nello stesso tempo nelle campagne di promozione del territorio del Matese, e quindi del Molise per intero, non sfigurerebbe assolutamente il ritratto dell’Abisso del Pozzo della Neve, una vera e propria icona. Si sono introdotti poco fa i termini stereotipo ed icona e ora si aggiunge quello di archetipo; con un’operazione di “discretizzazione” il paesaggio lo si può scomporre in una serie di figure archetipiche, dai faggi secolari alle capanne pastorali, dai muri a secco ai mulini ad acqua, i minimi comuni multipli dei quadri visivi ovvero gli hot spot degli insiemi panoramici. In questa ottica, ma forse è un altro discorso, occorrerebbe mettere in campo una strategia di valorizzazione del paesaggio non suddividendolo per tematiche tipo la costa, il monte, il colle, la piana bensì scomponendolo nelle sue componenti elementari cui si è accennato prima che sono distribuite nel territorio non concentrate in un dato ambito.

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