L’ossessione di Achab

sabelli

Dal 5 al 7 gennaio, al teatro del Loto di Ferrazzano, è andato in scena Moby Dick, la bestia dentro, spettacolo teatrale in un unico atto ispirato al capolavoro di Melville. Bravissimi protagonisti Stefano Sabelli (Achab) e Gianmarco Saurino (Ismaele), per la regia di Davide Sacco, autore anche della drammaturgia. Le bellissime musiche sono state composte da Giuseppe Spedino Moffa che le esegue magistralmente dal vivo

Il mare aperto, per chi sceglie d’imbarcarsi, è come la canna della pistola e la pallottola per chi si spara, oppure l’orrido per chi si lancia nel vuoto. Chi s’avventura nell’oceano in qualche modo sa di non poter vivere una vita ordinaria, riparata dalle convenzioni e dalla solidità rassicurante della terra che si calpesta.

Questo è il prologo di “Moby Dick, la bestia dentro” messo in scena al Teatro del Loto, con la regia del giovane Davide Sacco (classe 1990) autore anche della drammaturgia, con Stefano Sabelli nei panni (suoi per tanti versi) del capitano Achab e Gianmarco Saurino, funambolico, implacabile e arrembante Ismaele, con le musiche originali composte e magistralmente eseguite dal vivo da Giuseppe Spedino Moffa, con i costumi di Marina Eschini e le luci disegnate da Daniele Passeri. Per l’occasione a teatro il pubblico entra  insieme e in silenzio, dal foyer dove era stato radunato in precedenza. La scena, per l’ora e mezza di durata della rappresentazione, si svolge sulla tolda della nave che attraversa il palcoscenico per intero, dal proscenio al fondale. Si scendono le scale in penombra, accolti dallo sciabordio dell’acqua, contrappuntato dal verso di gabbiani che inquieta e introduce nello stesso tempo. Con chiunque si sia accompagnati, ci si siede in silenzio e si comincia da soli un viaggio che durerà l’intero atto unico, senza interruzioni, davvero.

La chiave dello spettacolo è nel sottotitolo: nella bestia divoratrice dell’anima del capitano Achab, che odia e contemporaneamente ama Moby Dick, capace di dare un nome e anche un senso al suo delirio. E’ disperato Achab; è un uomo al quale la cultura, il sapere, la frequentazione con la scienza e la filosofia, non ha lenito l’angoscia della finitezza della condizione umana. La ragione serve a ribellarsi contro Dio, ma non serve a darsi conto di esistere, e allora la balena materializza il suo incubo. Ismaele, dal profondo di un’ambigua figliolanza, lo supplica a coltivare un sogno per la sua vita, ad affidarsi alla fede, alle convenzioni e agli affetti, ma Achab ha già scelto di farsi divorare dalla sua ossessione, ben oltre la gamba che funziona come un espediente addirittura patetico al confronto con la tragedia di un uomo dilaniato dalla sua consapevolezza carnefice. Il comandante del Pequod è un eroe tragico, senza speranza, la cui fine incombe sulla serrata tessitura del testo scritto da Sacco, denso di suggestioni e di rimandi: da Moliere ad Artaud a Shakespeare, che per come è fatto, non ce la fa ad accontentarsi di mangiare frutta e pane fresco a casa, a terra, in compagnia della moglie giovane e bella.

Per Achab il mare non è un mestiere, è una vocazione, è un calvario al quale la balena bianca ha saputo dare un senso strappandogli una gamba; egli abbraccia la sua croce irrancorito e solo, incapace per condizione di farsi consolare. Un’altra entusiasmante produzione della cooperativa Teatrimolisani, pensata, allestita e messa in scena al Teatro del Loto di Ferrazzano, col mestiere e il talento di Stefano Sabelli, che debutta con Moby Dick, la bestia dentro, mentre “la locandiera” è ancora in cartellone, raccogliendo successi di pubblico e critiche elogiative in tutt’Italia. Per oltre dieci anni il Loto è stata la casa accogliente e suggestiva di una generazione di molisani che hanno concepito la loro vita intorno alle professioni dello spettacolo, mettendo a frutto un talento conclamato. Segnatamente dalla produzione del Saul (2015) però, il progetto artistico e culturale al quale Sabelli lavora insieme al nutrito gruppo dei suoi bravissimi collaboratori, ha fatto registrare un salto di qualità: sul tessuto fecondo dei tantissimi apporti locali, che intanto hanno intrapreso una carriera professionale autonoma talvolta di grande rilievo (Giorgio Careccia, Diego Florio, Barbara Petti, Bianca Mastromonaco, Giulio Maroncelli…) ha innestato la collaborazione di nomi di spicco della scena teatrale italiana: per il “Saul” i giovanissimi Gregorio De Paola, Giulio Rubinelli, per “la locandiera” Silvia Gallerano e Claudio Botosso e adesso per Moby Dick, Gianmarco Saurino (che era già stato Gionata nel Saul in alternanza con Gregorio De Paola), protagonista della fortunata serie televisiva “Che Dio ci aiuti” e Davide Sacco, che ha ridotto per il teatro il romanzo di Melville e ha firmato la regia di Moby Dick.

Una maniera glocale di concepire le attività culturali, basandole sulla competenza e sul talento che troppo spesso nella nostra terra viene dissipato, ma proiettate fuori dai confini regionali, recintati da un provincialismo mefitico che fa avvizzire le qualità della nostra migliore antropologia e mortifica l’entusiasmo più accanito e disinteressato.

Antonio Ruggieri43 Posts

Nato a Ferrazzano (CB) nel 1954. E’ giornalista professionista. Ha collaborato con la rete RAI del Molise. Ha coordinato la riedizione di “Viaggio in Molise” di Francesco Jovine, firmando la post—fazione dell’opera. Ha organizzato e diretto D.I.N.A. (digital is not analog), un festival internazionale dell’attivismo informatico che ha coinvolto le esperienze più interessanti dell’attivismo informatico internazionale (2002). Nel 2004, ha ideato e diretto un progetto che ha portato alla realizzazione della prima “radio on line” d’istituto; il progetto si è aggiudicato il primo premio del prestigioso concorso “centoscuole” indetto dalla Fondazione San Paolo di Torino. Ha ideato e diretto quattro edizioni dello SMOC (salone molisano della comunicazione), dal 2007 al 2011. Dal 2005 al 2009 ha diretto il quotidiano telematico Megachip.info fondato da Giulietto Chiesa. E’ stato Direttore responsabile di Cometa, trimestrale di critica della comunicazione (2009—2010). E’ Direttore responsabile del mensile culturale “il Bene Comune”, senza soluzione di continuità, dall’esordio della rivista (ottobre 2001) fino ad oggi. BIBLIOGRAFIA Il Male rosa, libro d’arte in serigrafia, (1980); Cafoni e galantuomini nel Molise fra brigantaggio e questione meridionale, edizioni Il Rinoceronte (1984); Molise contro Molise, Nocera editore (1997); I giovani e il capardozio, Nocera editore (2001).

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