8 marzo/ Speriamo che sia femmina

8 marzo tabasso

Eccoci a quel giorno dell’anno che rendiamo gioioso dedicando alle donne quei bellissimi fiori forieri di primavera che sono le mimose.

Lungi da me l’idea di guastare la festa mischiando flora e politica ma, dopo lo tsunami del 4 marzo, viene spontaneo e associare il giallo della mimosa col colore adottato dai 5 stelle. E mischiando mischiando con le elezioni molisane del 22 aprile nessuno può escludere che il giorno dopo vedremo un Consiglio regionale tutto tinto di giallo grillino. E per due concomitanti ragioni: la prima è che “niente ha più successo del successo”; la seconda è che quelli non si faranno di certo sfuggire l’occasione di battere il ferro quando è caldo (e con troppo poco tempo per aspettare che si raffreddi).

Intanto in questi frenetici giorni di selezioni, scremature e luccichio di fratelli coltelli per le scelte delle candidature, rimane aperto un quesito: prevarranno le cinquanta sfumature di grigio, rosso e nero oppure, per la prima volta in Molise, il colore della mimosa? Personalmente è da mesi che mi batto in solitudine per questo, e non per ragioni di etichetta cavalleresca. Può testimoniarlo chiunque si sia imbattuto nell’edizione cartacea del Bene Comune (rubrica Moliseskine) dove, con lo slogan Speriamo che sia femmina, ho lanciato una isolata (e finora perdente) campagna mirata a convincere la capocrazia maschile di sinistra che sarebbe finalmente ora di candidare una donna al vertice della Regione.

Non si può, allo stato delle cose, prevedere se la neo-capocrazia grillina farà la furbata di scavalcare la sinistra a sinistra candidando una donna (che è sempre una cosa un po’ di sinistra), credo però fermamente che se quel che rimane della sinistra lanciasse una sua qualificata esponente (e ne ha), darebbe un forte segnale di discontinuità, parola chiave per capire il successo di cui perfino i 5 stelle sono ancora increduli, e per salvare la sinistra da se stessa.

Giuseppe Tabasso50 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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