8 marzo/ Speriamo che sia femmina

Eccoci a quel giorno dell’anno che rendiamo gioioso dedicando alle donne quei bellissimi fiori forieri di primavera che sono le mimose.

Lungi da me l’idea di guastare la festa mischiando flora e politica ma, dopo lo tsunami del 4 marzo, viene spontaneo e associare il giallo della mimosa col colore adottato dai 5 stelle. E mischiando mischiando con le elezioni molisane del 22 aprile nessuno può escludere che il giorno dopo vedremo un Consiglio regionale tutto tinto di giallo grillino. E per due concomitanti ragioni: la prima è che “niente ha più successo del successo”; la seconda è che quelli non si faranno di certo sfuggire l’occasione di battere il ferro quando è caldo (e con troppo poco tempo per aspettare che si raffreddi).

Intanto in questi frenetici giorni di selezioni, scremature e luccichio di fratelli coltelli per le scelte delle candidature, rimane aperto un quesito: prevarranno le cinquanta sfumature di grigio, rosso e nero oppure, per la prima volta in Molise, il colore della mimosa? Personalmente è da mesi che mi batto in solitudine per questo, e non per ragioni di etichetta cavalleresca. Può testimoniarlo chiunque si sia imbattuto nell’edizione cartacea del Bene Comune (rubrica Moliseskine) dove, con lo slogan Speriamo che sia femmina, ho lanciato una isolata (e finora perdente) campagna mirata a convincere la capocrazia maschile di sinistra che sarebbe finalmente ora di candidare una donna al vertice della Regione.

Non si può, allo stato delle cose, prevedere se la neo-capocrazia grillina farà la furbata di scavalcare la sinistra a sinistra candidando una donna (che è sempre una cosa un po’ di sinistra), credo però fermamente che se quel che rimane della sinistra lanciasse una sua qualificata esponente (e ne ha), darebbe un forte segnale di discontinuità, parola chiave per capire il successo di cui perfino i 5 stelle sono ancora increduli, e per salvare la sinistra da se stessa.

Giuseppe Tabasso178 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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