Reportage dal tratturo – 7 La fine del giro (quasi di giostra), si scende dalla pista (tratturale)

Muovendo da Torella si raggiunge la Morgia dei Briganti, una figura iconica del paesaggio molisano, degna conclusione del trekking pensato, disegnato e collaudato dal CAI di Campobasso. Un percorso in 6 tappe
di Francesco Manfredi-Selvaggi
Siamo all’ultima tappa la quale è la più corta. È, dunque, il momento di fare qualche bilancio, o meglio riflessione ai margini di ciò che abbiamo visto, mentre si cammina verso la meta finale. Il punto di partenza della sesta tappa, evidentemente coincidente con quello della quinta, è Torella. Una considerazione, quella appena espressa, che potrebbe apparire stupida perché scontata se non fosse che tale regola di inizio e fine dell’itinerario nel medesimo punto non è un assioma sempre valido come dimostra il fatto che il luogo di partenza del trekking settimanale, Salcito, non è lo stesso della conclusione la quale avviene a metà strada tra quest’ultimo paese e Pietracupa.
Ci muoviamo da Torella il cui borgo è dominato dal castello non solo in senso figurativo, ma pure letterale nel senso che esso è a dominio della popolazione della quale, contemporaneamente, era pure a difesa. Il maniero è anche a sorveglianza del percorso tratturale e, forse, per questo le sue torri, dovendo servire da avvistamento di chi vi transitava, sono più alte della cortina muraria. Quella delle torri è una specie di ossessione nel nostro itinerario avendone incontrate molte, da quella di S. Bartolomeo a quella di Terravecchia a quella di S. Maria del Vignale. Si esce da Torella per intraprendere il cammino di una rozza, per il suo massiccio architrave in legno grossolanamente intagliato con l’ascia, non¸ cioè, a squadro, porta urbica la quale, in qualche modo, fa la “faccia brutta” a chi proviene dal tratturo; un aspetto, quello della durezza dell’immagine della porta, che è in antitesi con quello del castello il quale venne ingentilito nel 1704 realizzando tra le torri una balconata, elemento che è in evidente contrasto con gli apparati difensivi. Di qui ci si incammina su viottoli campestri verso Pietracupa. Si tratterebbe quello cui si va incontro, poiché collinare, di un paesaggio tranquillo, assai umanizzato dai tanti casali sparsi che costellano la campagna, anche raggruppati fra loro come nella Piana Sciarra, e dalle colture agricole, se non, qua e là, intervenissero a drammatizzarlo delle strane emergenze rocciose dalle forme fantasmagoriche chiamate localmente morge, tutt’altro che dolci, ma di queste parleremo meglio dopo. Il percorso è tortuoso, aggrovigliato, ci si aggira tra collinette della stessa altezza per cui non si può avere un punto di vista complessivo.
Vi sono continui saliscendi, con la linea ideale del terreno sotto i nostri piedi che una volta si abbassa, una depressione, una volta si alza, una prominenza. Si è anticipato poco fa che ci saremmo soffermati sul tema delle morge e lo facciamo ora procedendo dalla morgia che è a conclusione, degna, del nostro trekking, poiché bella come è stato bello il viaggio effettuato. Si tratta della Morgia dei Briganti oppure Pietravalle, nel primo caso per la presenza al suo interno di cavità nelle quali potevano facilmente nascondersi individui dediti al brigantaggio che, magari, assalivano per derubarli coloro che transitavano sull’importante via di collegamento fra Campobasso e Trivento (la quale la si attraversa nel già citato Piano Sciarra, fra Torella e Pietracupa durante l’escursione di oggi), nel secondo caso per il bosco omonimo che sta nei pressi, una vasta distesa forestale talmente impenetrabile da costituire il confine dell’antica diocesi di Limosano con quella di Trivento. La Morgia dei Briganti è inserita nel Parco delle Morge di cui fa parte pure la rupe, o pietra, appunto, di Pietracupa la quale si trova lungo l’itinerario della giornata a metà percorso, paese in cui ci si arresta il tempo necessario sia per riprendere fiato in quanto sta «nel mezzo del cammin» sia per una doverosa visita alle sue bellezze che non sono solo il masso su cui è poggiato. È interessante il confronto tra la Morgia dei Briganti e quella di Pietracupa, esemplare di una certa categoria di morge che si distinguono perché “abitate”, stiamo rivelando la risultanza della comparazione, in quanto tale messa a raffronto fa emergere che non tutte le morge sono state “sfruttate” in chiave insediativa: nella Morgia dei Briganti è immaginabile solamente l’utilizzo delle sue grotte da parte di individui isolati, pastori eremiti e, certo, briganti, mentre a Bagnoli, Pietrabbondante e Pietracupa esse ospitano comunità. Sempre rimanendo alla verifica di ciò che distingue (o accomuna) la Morgia dei Briganti alla Rupe di Pietracupa, ambedue vistabili in giornata, è da dire che se i luoghi di eremitaggio, spesso le cavità in cui i primi cristiani andavano a rifugiarsi, uno dei quali è immaginabile sia stata la Morgia dei Briganti, stavano lontano dagli insediamenti umani non è detto che non possano trovarsi caverne che ispirano il raccoglimento spirituale nei centri urbani, tipo la suggestiva chiesetta rupestre di Pietracupa. Questa, ricavata in un antro, i quali in genere sono poco profondi e che, però in questo caso si sviluppa abbastanza dentro il masso roccioso, può essere letta indifferentemente quale chiesa ipogea oppure cripta della parrocchiale sovrastante.
I nostri antenati, anche quelli non troppo remoti, hanno sempre mostrato interesse per lo sfruttamento del sottosuolo, per svariati fini: tra questi c’è quello del nascondiglio, di persone e di refurtiva, come in alcune grotte della Morgia dei Briganti, e quello del carcere, adesso nella rupe di Pietracupa, probabilmente per i banditi che partivano proprio dalla Morgia dei Briganti per le loro scorribande, una volta catturati. Vi è un assoluto parallelismo. La funzione carceraria svolta dalle cavità è ricordata da una mostra permanente sugli strumenti di tortura allestita all’interno di queste. Le morge in cui ci imbattiamo oggi sono due delle tante che abbiamo incontrato durante la settimana itinerante che si va concludendo. Elenchiamo di seguito le più appariscenti emergenze rocciose che sono disseminate nel comprensorio in cui abbiamo circolato durante i 6 giorni di escursione: nella prima tappa si è vista la Morgia di Bagnoli del Trigno in cui sono incastonate, quali gemme preziose, la chiesa romanica di S. Silvestro con il relativo campanile e il palazzo Sanfelice, nella seconda tappa le Morge, sono 3, sopra le quali si attesta il borgo di Pietrabbondante, nella quarta tappa la morgia su cui sorge, pur non essendo il punto più alto dell’abitato, il castello di Pescolanciano e, ancora in questa tappa, si è passati accanto verso la fine, al Morricone (sinonimo di morgia) del Pesco con le sue pitture rupestri nel perimetro comunale di Civitanova del Sannio e nella quinta tappa, nella sua fascia mediana, il camminamento ha sfiorato il Monte La Civita di Duronia, anch’essa una morgia. Le morge, salvo qualche sporadica eccezione come la Rocca di Oratino, non sono presenti nel resto della regione o, almeno, il loro numero si infittisce in questo territorio solcato dagli escursionisti nel corso della vacanza settimanale sui tratturi. Tale area costituisce il limite del mondo delle Argille Varicolori da cui, abbastanza casualmente, spuntano queste formazioni calcaree, al quale succede un ambiente, geologicamente parlando, completamente diverso dove il substrato è formato non da terre, quali sono le argille, bensì da ammassi rocciosi. Si tratta di due contesti differenti per quanto riguarda la natura del terreno e l’ambito interessato dal nostro trekking plurigiornaliero rappresenta la zona di transizione dall’uno all’altro che è, poi, il passaggio dal Medio all’Alto Molise. Si può ascrivere, per intero, al territorio altomolisano l’escursione tra Pietrabbondante e Carovilli, cioè la terza tappa, l’unica in cui, se non alla partenza, non abbiamo incontrato morge.
Il suolo argilloso è soggetto a frane, che in questi paraggi sono frequenti per cui si rimane colpiti dal dualismo tra l’”immobilità” delle morge e la “mobilità” della superficie circostante. Le morge sono elementi di interesse paesaggistico, per la loro spettacolarità, ecologico in quanto habitat di particolari specie vegetali e animali (varie di esse sono state riconosciute Siti di Importanza Comunitaria), scientifico, per la loro singolarità geologica (più di una rientra tra i Geositi), paleontologico, sulla roccia di Pietracupa vi sono resti fossiliferi e non finisce qui, ma purtroppo è finito il viaggio la cui eccezionale conclusione è la Morgia dei Briganti, diversa dalle altre che, peraltro, sono tutte diverse fra loro. Finisce a tavola, nel ristorante che sta proprio sotto di essa.
Ph. F. Morgillo-Gregge in transito








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