San Pietroburgo e altri luoghi

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Lo scoppio di quel terribile e micidiale ordigno composto di chiodi, bulloni, ed altri oggetti necandi, ha avuto dimensioni enormemente più gravi e spazialmente interminabili; era uno degli ultimi sussulti, di una Russia-belva, dal dispotismo endocrino, passato attraverso una grande molteplicità di dittatori, tra i quali Vladimir Putin.

La città è straordinaria: a mezzanotte di quel luglio in cui fummo insieme ad amici ospiti in quella città, la luce di luglio era quasi accecante, e vedere in quelle strade, spettralmente deserte, qualche raro taxi in circolazione, dava una sensazione di perfida gloria. Quella città si stava – dopo secoli di storia straordinaria ed incredibile – avvicinando ai grandi simboli della civiltà occidentale, ma con mezzi assolutamente inibiti e poco progrediti, così  fu in tutti noi la sensazione che ricevemmo in un supermercato, che nella grande disponibilità di spazi fisici era scarsamente dotato di tecnologie e di attrezzature. La città della grande Neva (Heba) che ispirò il grande scrittore russo Alexander  Nevsky; la città della grandi Chiese con le navate di  possenti colonne di lapislazzuli e giada e di altri marmi preziosi, tanto da avere subito la sensazione delle incredibili ricchezze della Venezia del Nord. L’Ermitage, voluto da Caterina II, formato da enormi spazi di fronte ad una piazza incredibilmente larga, in cui lo sguardo quasi non raggiunge il limite opposto, e nel quale si rinvengono incredibili ricchezze dovute alla potenza, ed alla prepotenza, degli Zar (tutto il rinascimento italiano): una collezione furibonda di orologi di tutte le dimensioni e soprattutto di tutte le più ardite ed incredibili soluzioni tecniche; camere letteralmente foderate di lamine d’oro, che danno una sensazione, per chi vi sosta, di una straordinaria luce e colori.

San Pietroburgo è venuta a trovarsi improvvisamente in ginocchio, di fronte all’atto terroristico di un uomo solo, verosimilmente un ceceno islamico, ovvero di quella etnia già responsabile di atroci attentati, nella Mosca e in altre città russe; lo sterminio degli studenti di Beslan del 2004 ( in cui si verificò una carneficina di bambini e di uomini intervenuti in soccorso, i quali ricorsero all’astuzia di gas sonniferi e soporiferi, prima di fare irruzione nella grande scuola e fermare quelle canaglie che tenevano in ostaggio l’intera platea), ed altri episodi, sui quali la reazione russa, e prima ancora bolscevica, non riuscì mai a domare le follie cecene e le esplosioni di una rabbia primordiale. E, così, oggi, la straordinaria, bellissima città di San Pietroburgo, con i suoi incredibili dintorni come Peterhof, la villa di Pietro il Grande (fatta di ornamenti, di fontane, persino di trombe d’oro, ad ornamento dei grandi giardini, di una minuscola casetta dove Pietro il Grande amava rifugiarsi per meditare e riposarsi e dormire rannicchiato, lui che era un uomo di due metri di altezza, in un letto che poteva contenere una persona di metà della sua altezza, convinto come era che quella posizione fosse la più riposante ed anche la più rassicurante della salute fisica) è fortemente provata da questo episodio. La metropolitana, che è la più profonda che ci sia nel mondo e come quella di Mosca forse la più bella, contiene nelle sue viscere dei saloni straordinari, ornati di colonne, di travi, di capitelli, tutti rigorosamente di marmi pregiati, a testimonianza di una ricchezza  sterminata.

Eppure, lungo le strade pressappoco deserte anche durante il giorno, tu vedevi delle file del cui perchè non sapevi renderti conto, e, poi, guardando bene ti accorgevi che erano persone tutte con la bottiglia in mano per acquistare nello spaccio litri e litri di acquavite e vodka, con cui quella gente raggiungeva l’estati di una transizione senza nome, sebbene piena di storia e di ricchezze. La prospettiva Nevskij –  al centro di uno dei racconti di Pietroburgo di Gogol, lunghissima che parte dalla Piazza del Palazzo, dove si affacciano il Palazzo d’Inverno, lo Stato Maggiore e l’Ammiragliato, sulle rive del fiume Neva, da cui prende il nome (la strada incrocia prima la Mojka, il Canale Griboedov all’altezza della Cattedrale di Kazan’, più a sud la Fontanka, per terminare nuovamente lungo le rive della Neva) –   lungo la quale corre la metropolitana di San Pietroburgo, rimarrà più vuota nel tempo, perché verosimilmente sarà sempre più difficile che gli abitanti di Pietroburgo, pur essendo storicamente tra i più forti e resistenti della Russia (basti ricordare i 900 giorni di resistenza all’assedio nazista, durante la II guerra mondiale) la percorrino per scendere, poi, di necessità dal budello spettrale e livido degli inferi del traforo sotterraneo.

La domanda: “questa volta potrebbe accadere anche a me?” percorrerà come brivido lungo la schiena dei San Pietroburghesi. “Questa volta potrebbe toccare a me?”, è la domanda che inconsciamente attraverserà l’anima di San Pietroburgo. Naturalmente tutte le cancellerie d’Europa e del mondo si sono precipitate per concorrere emotivamente nel dolore che ha attraversato il Cremlino. E questo sembrava un elemento di speranza, di condivisione , degli antichi bagliori della guerra fredda. Ma ecco, qualche giorno dopo, i fatti di Stoccolma, la pacifica città che non conosceva attentati e che si considerava del tutto tranquilla: un muratore uzbeko, pressochè sconosciuto alla polizia, scatta come un fulmine su un camion per il trasporto di birre e a tutta velocità percorre tutta la strada dello shopping (Ahlens city) fino a schiantarsi contro le vetrine dei grandi magazzini. La città è stupefatta, atterrita, il volto della regina Beatrice, che si reca immediatamente sul posto, è sconvolta. Sconvolto è il re Leopoldo. E il giorno dopo ecco ancora i misfatti sacrilegi ed assassini delle Chiese Ortodosse di Alessandria e a nord del Cairo, il cui Patriarca, diretto successore di San Marco, e Papa degli Ortodossi copti, rimane atterrito e sgomento. E, così, la bella favola della speranza mundialista di una riappacificazione tra Putin e Donald Trump, svanisce, forse per sempre. E mentre ci stiamo accingendo a chiudere questa orribile pagina della storia contemporanea, ecco giungere la notizia dell’assalto al pullman che trasportava i giocatori del Borussia Dortmund, straordinaria compagine calcistica della Germania. Un bombardamento terribile fatto ad Aleppo che ha provocato la morte di 28 bambini.

Lo scoppio di una bomba terribile della potenza corrispondente a 10 milioni di tonnellate di tritolo in Afganistan. E, infine, il pericolosissimo gioco tra Stati Uniti e Corea del Nord, inarrendevole ad ogni sorta di pressione perchè cessi gli esperimenti nucleari, tra cui l’ultimo, incredibile, è stato messo fuori uso, sembra da una carica di hacker che hanno scombussolato l’organismo elettronico del missile in partenza, scoppiato quasi tra le mani del dittatore Kim Jong-Un, e partito proprio dagli Stati Uniti d’America. Intanto, mi inquieta la valigetta nera che Trump ostenta, orgogliosamente in mano, e che porta sempre con sé, anche nel suo ultimo viaggio nella sua sfarzosissima villa in Florida, accompagnato da una, apparentemente oscura, ragazza, a bordo dell’aereo presidenziale Number-one (che costa alla amministrazione degli Stati Uniti più di quanto non sia costato Obama, per tutta la durata del suo mandato). In quella valigetta infernale si nascondono pulsanti vari, premendo uno dei quali, Trump, potrebbe scatenare da un momento all’altro, l’inferno, tanto in Corea, quanto in Asia, quanto in Medio Oriente, in Africa, persino nella alleata Europa.

Uno scenario da brividi.

Franco Cianci12 Posts

Nato ad Agnone (Is). Studi classici al Liceo Mario Pagano di Campobasso. Avvocato da circa 60 anni, Consigliere dell'Ordine degli avvocati di Larino per vent'anni e Presidente del Consiglio dell'Ordine dal 1990 al 1996. E' Stato Consigliere Comunale nel comune di Termoli e Consigliere Regionale dal 1975 al 1980. E' stato consigliere Consigliere Nazionale del PLI, ha ricoperto la carica di Governatore per il Rotary Club International e scrive costantemente articoli di politica e di cultura varia su riviste e giornali nazionali e locali (cartacei ed online).

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