Fondi Lega, parla Belsito: “Ho lasciato 40 milioni in cassa. Pronto a un confronto con Maroni e Salvini”

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di Ferruccio Sansa

Francesco Belsito – L’ex tesoriere della Lega: “Ho pagato solo io, ma io ho lasciato 40 milioni in cassa . Giorgetti? È Gianni Letta: c’era e c’è ancora”

“Quaranta milioni. Quando me ne sono andato dalla Lega ho lasciato 40 milioni a saldo contabile”. Francesco Belsito, lei le casse della Lega le conosce fin troppo bene. Era tesoriere con Umberto Bossi. Poi gli scandali, due condanne in primo grado a Genova e a Milano…

Dopo le mie dimissioni nel 2012 sono entrati nelle casse del partito altri 19 milioni legati alle elezioni del periodo di Bossi, perché i rimborsi erano scaglionati negli anni. E immagino che siano arrivati rimborsi per elezioni successive. Soldi ce n’erano.

Dove sarebbero finiti?

Penso che siano stati spesi. Come, non lo so. Non voglio dire che ci sia niente di illecito.

I vertici leghisti negano la sua ricostruzione. Dicono che lei parla per vendetta.

Dico soltanto le cose come stanno. Sono pronto a un confronto con Roberto Maroni e Matteo Salvini. Ma sui fatti. Non vale parlare con i tweet.

Ma lei non sente più nessuno della Lega?

Nessuno. Dal giorno delle dimissioni nell’aprile 2012. All’inizio fu una mia scelta, per non inquinare le prove. Ma poi sono spariti tutti. Ho pagato solo io, come se quello che è successo nel partito potesse essere tutto responsabilità del tesoriere.

Qual è la sua versione?

Il tesoriere è quello che deve cercare di finanziare le richieste dei dirigenti del partito. E tanti in quel periodo chiedevano. Proprio tanti. Venivano da me e domandavano soldi per iniziative di partito, per feste elettorali, per altre cose.

Oggi i pm sono a caccia di 48 milioni pubblici. E tanti si domandano cosa ne sappiano delle casse della Lega Roberto Maroni e Matteo Salvini, segretari dopo Bossi…

Maroni era nel consiglio federale che parlava di questioni politiche, ma a volte intervenivo anch’io per affrontare temi di cassa. Non so se sapesse. In quel periodo faceva anche il ministro ed era in rottura con Bossi.

E Salvini?

Lui non era nel federale. Ma tutti e due… quando sono diventati segretari… immagino che dandogli le chiavi del partito li abbiano informati di cosa aveva in cassa.

Dica la verità, lei non li ha mai più sentiti?

Mai, giuro. Sono il capro espiatorio.

Eppure è stato una delle figure chiave del Carroccio.

Avevo cominciato come braccio destro del precedente tesoriere, Maurizio Balocchi. Poi ne presi il posto.

Nelle sue mani passavano decine di milioni.

Vero, ma gli ho tolto tante castagne dal fuoco. La Lega prima si era lanciata in operazioni rovinose come la banca Credieuronord e il villaggio turistico in Istria.

Le casse della Lega hanno avuto vita tormentata?

Io ci ho messo una pezza, tirando fuori molti milioni.

Diventò perfino sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

E vicepresidente di Fincantieri, un posto che spettava alla Lega.

Scelto da chi?

Posso ipotizzare, le nomine le seguiva Giancarlo Giorgetti.

Ecco, lei conosceva tutti. Ce li racconti. Cominciamo da Giorgetti?

Intelligente, preparato. Quello che parlava di economia con Bossi. Il Gianni Letta della Lega. C’era allora e c’è anche adesso, sempre con un ruolo chiave. Credetemi, è lui la mente, più di Salvini. Altro che discontinuità.

Con Salvini era amico?

Con Matteo avevo buoni rapporti. Mi chiedeva denaro per Radio Padania.

Eppure adesso dicono di essere un’altra Lega. È vero?

Giorgetti era con Bossi e adesso è con Salvini. Matteo a vent’anni era già in Consiglio comunale a Milano. Non vedo tante differenze.

Lei risparmia sempre Bossi, perché?

È uno puro, in fondo. Uno che ha creato da zero un partito con delle basi ideologiche. Parlava alla gente per strada, mica sui social. Intorno, però, tanti erano pronti a tradirlo.

Neanche lui ha sentito?

Umberto non ha neanche il telefono.

Così lei è solo?

Mi guardi. Da sei anni non faccio niente, soltanto processi. Cerco di fare il consulente.

E gli altri si sono salvati…

Bossi è parlamentare e presidente del partito. Non dimentichiamolo quando sentiamo dire che è un’altra Lega.

Ora ci sono i processi d’appello, lei rischia grosso.

A Genova in primo grado ho preso 4 anni e 10 mesi. A Milano 2 anni e 6 mesi. Ma ditemi voi se ha senso: io, comunque sia andata, soldi per me non ne ho preso.

Difficile vederla nel ruolo della vittima, non crede?

In questo ambiente nessuno è una verginella.

La Lega a Genova l’ha querelato. Si sente tradito?

Mi hanno scaricato. Ma adesso viene il bello: a Milano perché il processo vada avanti la Lega oltre a me deve querelare per appropriazione indebita anche Bossi. Sarà da ridere.

Qualcuno dice che lei sarebbe pronto a parlare, a raccontare altre cose. È vero?

Sono rimasto senza lavoro. Ho tre figli. Non mi voglio mettere nei guai. Però, ripeto, sono qui. Se vogliono parlare di fatti vengano e vediamo dove sono finiti i soldi.

Ma lo Stato rivedrà mai quei 48 milioni?

Non sono rimasti al verde, ci sono gli immobili, come la sede di via Bellerio… 10mila metri quadrati. Una fortuna. L’avevano comprata con il sostegno di Gianpiero Fiorani.

Lo stesso che contribuì al salvataggio di Credieuronord. Il banchiere che oggi pare interessato a banca Carige?

Esatto.

Fonte: il Fatto Quotidiano

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