Armatura urbana, civile, non militare

Senza titolo

di Francesco Manfredi-Selvaggi

La manutenzione delle attrezzature collettive delle infrastrutture a rete è un impegno prioritario.

Non è più quella di realizzare opere di urbanizzazione l’esigenza primaria in quanto stiamo vivendo il periodo, per certi versi, della decrescita con la contrazione della popolazione e, conseguentemente, degli insediamenti abitativi. Oggi la priorità va data alla manutenzione dell’esistente che è una necessità anche per le attrezzature pubbliche e con esse degli impianti anche perché risalenti prevalentemente agli anni 60 – 70 del secolo scorso, mezzo secolo fa.

Mantenere i manufatti è diventato un imperativo categorico nella consapevolezza collettiva che essa risponde a molteplici obbiettivi, dal limitare il consumo di suolo al ridurre la produzione di rifiuti (conseguente) ad una nuova localizzazione sul territorio che, peraltro, va pur essa manutenuta) che invece comporta la sostituzione dell’edificato per via del trasporto in discarica di ciò che viene demolito. manutenzione sembra un concetto scontato e, però, non è così con tante amministrazioni, ai diversi livelli istituzionali, che si impegnano ad effettuare riparazioni quando si verifica un guasto, piuttosto che a curare giorno per giorno il costruito (dotandosi dell’apposito programma previsto, fin dal 2008, dalla normativa tecnica sulle costruzioni) incominciando con l’effettuare ispezioni, visive e strutturali, a scadenze prefissate, possibilmente ravvicinate.

Taluni affermano che è più conveniente l’abbattimento del fabbricato realizzandone uno nuovo al suo posto invece degli interventi manutentivi quando esso è particolarmente ammalorato, ma ciò è proprio quanto non deve avvenire provvedendo con la manutenzione costante a prevenire lo stato di degrado. La manutenzione, va poi considerato, estesa all’intero patrimonio immobiliare, oltre ad essere compatibile con politiche ambientali che puntano sulla valorizzazione delle risorse disponibili, è in linea con politiche, questa volta di tipo economico e sociale, che puntano sull’incremento dell’occupazione poiché essa privilegia l’apporto di manodopera piuttosto che di materiali e di mezzi d’opera.

Manutenzione ovvero ristrutturazione non vuol dire, comunque, che non si debba perseguire l’aggiornamento delle infrastrutture: in sede di tali lavori si riesce a migliorare il rapporto della struttura architettonica con l’ambiente, magari, ad esempio, l’eventuale copertura piana trasformarla in tetto verde oppure nell’area esterna utilizzare una pavimentazione permeabile. Attraverso un’accorta progettazione nell’ambito delle operazioni di manutenzione è possibile inserire quegli elementi, dal rivestimento «a cappotto» alla installazione di infissi coibentati, che favoriscono un risparmio dei consumi energetici.

Vi è inoltre il grande tema della sicurezza sismica che è assai sentito specie nelle nostre zone da sempre oggetto di forti terremoti per far fronte ai quali non basta la manutenzione, (quando, occorre un’azione di «adeguamento»; tanto si è fatto per le scuole, ma molto resta da fare per le altre attrezzature collettive come dimostra il serbatoio idrico di Montecilfone, comune epicentro del recente evento tellurico oppure le strade anche comunali, specie se contengono nel loro tracciato un ponte. La normativa sismica, è opportuno ricordarlo, nello stabilire una «vita utile» dell’opera lega quest’ultima all’effettuazione di operazioni manutentive che ne garantiscono la capacità nel tempo di contrastare la spinta del sisma.

Si sta cercando di far vedere come la manutenzione e, dunque, la conservazione del bene si associa bene con l’introduzione di contenuti innovativi; ci sono settori, ci si sta riferendo alle reti infrastrutturali, idriche, fognarie, ecc., nei quali vi sono stati forti avanzamenti nel campo tecnologico per cui, per esemplificare, le condotte dell’acqua possono essere associate ad applicazioni informatiche che ne regolano il flusso (evitando, mettiamo, che nei momenti di minore pressione restino prive di acqua coloro che vivono nella parte alta dei paesi) o che segnalano perdite.

In definitiva attraverso la manutenzione/ristrutturazione si possono migliorare di molto i servizi erogati ai cittadini. A tutti i cittadini, pure a quelli che sono “diversamente abili” per i quali, ma non solo per questi, in sede di lavori di manutenzione va tenuto in conto il superamento delle barriere architettoniche, utile specie per una popolazione quale quella molisana in graduale invecchiamento. L’aumento dell’età nella struttura demografica della regione impone, in aggiunta, di riconvertire opere di urbanizzazione pensate per persone giovani o per bambini infrastrutture per gli anziani.

È questo che si è appena accennato un problema diverso da quello della manutenzione coinvolgendo, comunque, anch’esso lo «sfruttamento» del patrimonio edilizio perché riguarda la sua riconversione d’uso e l’esemplificazione migliore è rappresentata dalle scuole che risultano quasi sempre sovradimensionate a causa della diminuzione degli allievi. Ancora più lontana dalla manutenzione, connessa ad ogni modo anch’essa alla problematica delle opere di urbanizzazione è la problematica delle attrezzature legate all’evoluzione della civiltà.

Tra queste si citano le isole ecologiche funzionali alla raccolta differenziata dei rifiuti e le aree di sosta ricomprese nei piani comunali di protezione civile per ospitare coloro che lasciano la residenza colpita dal terremoto o per accogliere i soccorritori. Nel cosiddetto tempo di pace tali aree possono essere utilizzate per lo sport e per il tempo libero. Questa dell’intercambiabilità delle destinazioni d’uso è una frontiera che si è iniziata da poco a seguire e che rende difficile ricomprendere tali attrezzature nell’elenco ufficiale delle opere di urbanizzazione.

Per le stesse ragioni è complicato far rientrare nell’elencazione suddetta quella varietà di strutture nelle quali avviene un’integrazione tra più funzioni, sia pubbliche che private. Nel caso più elementare un pianoterra destinato ad attività commerciali e il superiore a centro sociale con vantaggi per entrambi perché aumenta l’attrattività di questo volume edilizio; è frequente nel settore turistico avere riuniti in un unico luogo i negozi di souvenir, i locali per ristoro e lo spazio per la promozione culturale del territorio interessante pure per i residenti. In definitiva, i cambiamenti intercorsi negli ultimi decenni nel campo dell’urbanizzazione sono stati notevoli e sono destinati ad aumentare.

Francesco Manfredi Selvaggi161 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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