Il flop di Salvini a Campobasso

testata sblog tabassoMercoledì scorso, poche ore dopo lo schizzo dello spread in su e delle borse in giù per il disastroso “sforeremo il tetto del 3%” annunciato da Salvini, il grintoso “Capitano volante” è atterrato a Campobasso per rincuorare il manipolo d’alessandrista.
Freddo polare e finale di Coppa Italia gli sono stati provvidenziali per salvarlo da un clamoroso flop da penuria di pubblico che sul social gli sarebbe stato fatale. Così, ha disertato il poco ducesco balcone di Piazza Prefettura e ha preferito riparare al calduccio di un salone d’albergo per fare un pienone di selfisti e aspiranti vincitori della televendita “Vinci-Salvini”.

Non a caso l’evento si è aperto sulle note del “Vincerò”, ennesimo insulto propagandistico al pucciniano “Nessun Dorma”. Nei suo intervento e nelle interviste di rito, l’assenteista ministro dell’Esterno e della Propaganda non ha dichiarato qualcosa di diverso dal solito cavallo di battaglia di migranti e sbarchi in meno. Ma non ha voluto far mancare al suo pubblico raffinati esempi di lessico salviniano, come quando ha detto che “chi non va a votare, poi non deve rompere le palle”. Applausi fragorosi, anche se lui, record man di assenteismo parlamentare, non parlava di chi non vota la D’Alessandro, ma di si astiene proprio dal voto.

Né il Capitano poteva farci mancare il gran botto finale ad effetto: “Se alle Europee non otteniamo almeno il 30%, a Campobasso non ci vengo più”. Una minaccia per i selfisti, un sollievo per quelli che partecipano al “Perde-Salvini” e per quelli che hanno appeso alle finestre cartelli molto poco ospitali nei confronti del Vice-Premier. La serata si è infine chiusa sulle note e le parole di ‘Un mondo migliore’ di Vasco Rossi, che sembrano uno scongiuro:
Non è facile pensare di andar via
E portarsi dietro la malinconia
Non è facile partire e poi morire

Giuseppe Tabasso181 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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