L’informazione in sanità: continua, periodica o saltuaria

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di Francesco Manfredi-Selvaggi

Sono i tre modi con i quali si costruisce il sistema informativo sanitario, ognuno dei quali è utile ad una specifica necessità informativa.

Le informazioni sono essenziali, così come negli altri settori dell’attività di governo, per la programmazione della sanità. Non deve trattarsi esclusivamente di dati sanitari perché la salute della popolazione è influenzata non solo dalle azioni miranti alla prevenzione e alla cura delle malattie, ma pure dalle condizioni lavorative, dalla composizione dei nuclei familiari, dall’integrità dell’ambiente in cui si vive. Una buona organizzazione del sistema informativo permette agli attori della politica di fare scelte consapevoli, che auspicabilmente devono essere precedute da una fase di concertazione per la condivisione delle decisioni la quale pure per svolgersi in maniera proficua richiede che vi sia a disposizione una base conoscitiva adeguata.

Si è detto all’inizio che ciò lo si fa per programmare gli interventi in materia di sanità ed adesso ci si corregge poiché l’assistenza ai malati insieme al prevenire fenomeni morbosi non vanno viste quali tematiche a sé stanti, ma come aspetti, peraltro cruciali, che incidono sulla qualità della vita. Lo stare bene è importante oltre che a livello individuale a quello comunitario influendo sulle potenzialità di crescita. Banalmente, se le persone stanno in buona forma fisica possono lavorare e quindi produrre in modo efficiente.

Il benessere corporeo dei cittadini è, pertanto, non un obiettivo settoriale, di competenza dell’apparato preposto alla sanità, bensì di carattere generale che coinvolge l’intera amministrazione regionale la quale deve mettere in campo la sue competenze in campo ambientale, economico e sociale. In definitiva, per comprendere la situazione sanitaria e quindi per definire le politiche da attuare per migliorarla è necessario conoscere tutto il resto della società dall’istituzione, alla famiglia, all’occupazione e così via e cosa si fa in questi altri mondi da parte del governo della Regione e, reciprocamente, per quanto riguarda le strategie da mettere in campo per lo sviluppo è indispensabile conoscere lo stato di salute in cui versa la comunità.

Stabilito che è essenziale avere una informazione soddisfacente vediamo qual è il punto in cui siamo. La lista dei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza che ogni Regione deve garantire ai suoi cittadini contiene tra gli obblighi da rispettare quello di implementare i “flussi informativi” che sono molteplici. Tra questi c’è il CEDAP, che sono i parti, c’è il numero dei posti letto ospedalieri (pubblici e privati), ci sono le convenzioni stipulate con i medici cosiddetti di base e i pediatri di libera scelta, c’è la quantità di apparecchiature biomedicali a disposizione, c’è l’assistenza erogata per la riabilitazione, c’è quella domiciliare, ci sono le prestazioni specialistiche.

Infine vi è la SDO, schede di dimissione ospedaliera, che è la più importante fonte conoscitiva delle attività degli ospedali in quanto ci permette di capire la numerosità dei ricoveri, la patologia ad essi collegata e i giorni di degenza (che, se eccessivi in relazione al trattamento, medico o chirurgico, prestato determinano l’“inappropriatezza” del ricovero stesso). Preliminar-mente va evidenziato che si tratta di dati del tutto attendibili in quanto i flussi informativi sono a cura di personale qualificato, medici e infermieri, che è chiamato a completare le schede. Le ostetriche (solo donne?) si occupano della parte dei LEA relativa ai certificati di assistenza al parto (CEDAP) che è uno degli ultimi flussi ad essere istituito.

Dall’incrocio dei dati LEA è possibile ricavare se i parti cesarei sono, programmati o no, le quantità di visite e di ecografie somministrate durante la gravidanza e se le stesse sono state a carico della sanità pubblica o a pagamento totale (senza il ticket) della persona. Da quanto esposto emerge il carico di lavoro che stressa le strutture. Lo scopo dei flussi informativi è quello, generalmente, di verificare i fabbisogni dei servizi sanitari regionali (SSR) attraverso la registrazione delle dotazioni di cui dispongono (al SSR vengono aggregati gli istituti di cura privati) e gli impegni lavorativi (che emergono nel CEDAP e nello SDO).

In effetti, prima si è sottolineata l’attendibilità dei valori inseriti nelle schede LEA perché opera di operatori della sanità; al di là di ciò si ritiene che ci si possa fidare della correttezza dei dati perché, dopo alcuni anni di esperienza, i concetti di ricovero, di SDO, ecc. sono, ormai, consolidati. I flussi informativi si distinguono dal resto dei rilevamenti in quanto sono continui e cioè che i dati vengono aggiornati costantemente, mentre le altre informazioni che compiono i LEA non sono acquisite in automatico dalle “filiere” che li producono, ma vengono forniti annualmente dagli organismi preposti alla sanità.

Questi ultimi dati si distinguono, dunque, per la distanza temporale tra le rilevazioni. Di norma, essere in possesso di serie, in senso cronologico, di informazioni, al posto dei dai istantanei, può costituire un vantaggio permettendo di fare proiezioni sulla base dei trend del passato e di comparare i dati dell’ultimo rilevamento con quelli attuali per misurare gli avanzamenti compiuti di alcune politiche. I flussi informativi alla stessa maniera delle attività di raccolta dati periodiche, perciò con scadenze fisse, rappresentano rilevazioni correnti, cioè che avvengono stabilmente, al contrario delle indagini campionarie che sono, di regola, saltuarie.

Esse proprio per il non essere vincolate ad appuntamenti certi, per la possibilità di essere semplicemente una tantum rischiano di apparire quali operazioni non indispensabili. Le indagini a campione, invece, presentano in certi casi notevoli vantaggi; i casi sono due, il primo dei quali è quello di quando accade che si determinano buchi informativi causati dalla non completezza di un censimento che sarebbe dovuto essere esaustivo. Il secondo è quello del reperimento di conoscenze difficilmente acquisibili tramite banche dati e ci si sta riferendo a comportamenti individuali che non sono possibili di catalogazioni tra le quali vi sono il fumo, il consumo di alcol e l’esercizio fisico. Tale tipo di notizie acquistano più senso se vengono messi in relazione con la situazione esistenziale del soggetto a cominciare dall’età e a finire con il grado di istruzione e il reddito.

Francesco Manfredi Selvaggi147 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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