Campobasso, a piazza Municipio c’è una targa “incorreggibile”

Gent.mo signor Sindaco Gravina, da campobassano che abita a Roma ma vive nel Molise, mi rivolgo a lei per una questioncella cittadina, apparentemente banale, che da anni sottopongo invano alle sue precedenti Amministrazioni.

Il 17 novembre 1993 uno più grandi giornalisti italiani del ‘900, il campobassano Gaetano Scardocchia, moriva su un marciapiedi di New York. Nel 2003, decennale della sua immatura scomparsa, mi attivai in veste di suo amico, collega e concittadino, affinché il Comune, allora guidato da Augusto Massa, organizzasse come si deve un Memorial in ricordo di cotanto figlio della città.  L’evento, che preparai con l’aiuto di Enzo Nocera, ebbe luogo al Teatro Savoia e si avvalse della partecipazione di autorevoli giornalisti giunti da Torino e da Roma nonché di Fred Bongusto che era stato compagno di scuola di Scardocchia.

Non basta: riuscimmo anche a far intervenire i suoi due figli, Fabio e Susy (che lavorava in Spagna) e, dagli Stati Uniti, perfino la loro mamma, Rosemarie Zwerger, la ragazza austriaca che Gaetano conobbe ad Amburgo e sposò a Bonn, l’ex capitale tedesca dove per cinque anni egli lavorò da corrispondente del Giorno.

Insomma, caro Sindaco, quello fu un Memorial davvero memorabile e irripetibile. Tranne per una imbarazzante magagna che funestò la piena riuscita della pubblica manifestazione. Qualcosa di simile all’increscioso incidente avvenuto a Roma, presente Sergio Mattarella, all’inaugurazione del Largo dedicato ad Azeglio Ciampi con una targa recante il nome “Azelio”.

Quando infatti in Piazza Municipio fu scoperta la lastra marmorea sulla casa natale di Scardocchia, rimanemmo tutti basiti nel notare che sotto la scritta “IL COMUNE POSE NEL DECENNALE DELLA MORTE” mancava clamorosamente la data della scoperta della targa. Dunque la targa era – e da 18 anni rimane – da ritoccare per un errore non proprio futile.

Può capitare, fu una sbadataggine burocratica che tale però sarebbe rimasta se (come ha fatto la Raggi a Roma) lo svarione fosse stato subito emendato. Invece la revisione pare ormai una specie di ostinazione a non rivelare ai posteri e a turisti di passaggio, la data della scomparsa di quell’insigne giornalista, vanto della città. Dunque, gentile Sindaco Gravina, rivolgo a lei la mia ultima preghiera affinché la targa sia rimessa in sesto almeno entro il prossimo il 17 novembre, magari promuovendo qualche evento di contorno per rinfrescare agli smemorati chi è stato Scardocchia.

Giuseppe Tabasso218 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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